Crans Montana, Moretti: "L'impianto di ventilazione mai sottoposto a controlli, gli estintori non sono stati utilizzati"
di Redazione
Prosegue il procedimento giudiziario sulla tragedia di Capodanno al Constellation di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone e con 115 feriti. Durante l’interrogatorio del proprietario del locale, Jacques Moretti, sono emersi nuovi elementi sulle condizioni di sicurezza della struttura e sui controlli effettuati negli anni precedenti.
Moretti ha dichiarato che l’impianto di ventilazione non sarebbe mai stato sottoposto a verifiche né da parte del Comune né del Cantone. L’udienza, dedicata alle domande degli avvocati delle parti civili, si è svolta in un’aula gremita del campus universitario di Sion. L’imputato, affiancato dalla moglie Jessica e dai suoi difensori, ha fatto ingresso da un accesso secondario.
In aula erano presenti numerosi legali e la madre di due giovani rimaste ferite nel rogo. “Quando hai due figlie che hanno rischiato di morire, non hai più paura di nulla. Sono qui per ascoltare”, ha dichiarato la donna.
È emerso inoltre che nessuno dei quattro estintori collocati nel seminterrato del locale è stato utilizzato durante l’incendio. “Tutti pensavano soltanto a mettersi in salvo”, ha affermato Moretti, precisando di non trovarsi nel locale al momento dei fatti. Le perizie hanno evidenziato anche la mancanza di cartelli catarifrangenti per segnalare la presenza degli estintori. Il proprietario ha spiegato di averli fissati con nastro biadesivo, ma che tendevano a staccarsi facilmente.
Sul fronte delle indagini, la Procura di Roma ha disposto il sequestro dei telefoni dei giovani italiani deceduti o feriti. Il pubblico ministero Stefano Opilio, che procede per disastro colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni aggravate, ha avviato accertamenti tecnici sui dispositivi: immagini, chat e altri dati della notte dell’incendio potrebbero contribuire alla ricostruzione della dinamica.
Durante una pausa si è svolto anche un incontro riservato tra i coniugi Moretti e la madre delle due ragazze ferite. “È stato un momento di grande intensità e umanità”, ha riferito l’avvocato della donna.
Dai verbali emerge infine che il locale non figurava tra le strutture con irregolarità aperte e, non essendo classificato come struttura ricettiva, non rientrava tra le priorità nei controlli di sicurezza comunali, ripresi nel biennio successivo secondo criteri di priorità stabiliti dall’amministrazione.
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