Crans, avvocato famiglia Galeppini a Telenord: "Chiederemo imputazione anche del Comune, è omicidio non colposo ma doloso"
di Roberto Rasia
L'avvocato Alessandro Vaccaro parla di 'dolo eventuale': "Il primo responsabile è il titolare, ma anche le autorità che non hanno controllato"
Il locale "Le Constellation" non avrebbe mai dovuto funzionare come una discoteca e, soprattutto, non avrebbe potuto ospitare minori in condizioni di totale assenza di sicurezza. È un atto d’accusa durissimo quello formulato in un intervento a Telenord, nel corso del Salotto condotto da Roberto Rasia, dal legale della famiglia di Emanuele Galeppini, l’avvocato Alessandro Vaccaro, che ricostruisce le gravi irregolarità strutturali e i mancati controlli alla base della tragedia.
Secondo il legale, il Constellation non era formalmente una discoteca, ma un bar con musica. Una distinzione tutt’altro che secondaria "Non era una discoteca, ma un bar che faceva musica. In un paese così piccolo c’erano solo tre locali e il Constellation prendeva tutti i ragazzini sotto i 18 anni. È fondamentale distinguere tra bar e discoteca", ha spiegato Vaccaro.
Un altro nodo cruciale riguarda i controlli antincendio. In Svizzera, ha chiarito l’avvocato, non esiste un corpo professionale dei vigili del fuoco come in Italia: "I vigili del fuoco in Svizzera sono volontari, i controlli vengono fatti dal Comune. In questo caso non sono stati effettuati".
Il locale, inoltre, non era un semplice garage, ma un ex bunker, tipologia molto diffusa nel Paese e spesso riconvertita: "Era un ex bunker, trasformato in un locale privo di qualunque tipo di sicurezza".
Le condizioni interne vengono descritte come estremamente pericolose: "C’era una sola via di uscita, una scala molto stretta, e una porta di sicurezza che si apriva verso l’interno invece che verso l’esterno". Porta che, secondo quanto riferito, "era chiusa con un lucchetto, e lì è morto un dipendente del locale nel tentativo di aprirla".
Per Vaccaro non ci sono dubbi: "C’è stata una carenza totale nella prevenzione. Per cinque anni non è stato effettuato alcun controllo, come ha ammesso lo stesso sindaco". E aggiunge: "In un paese piccolo tutti sapevano che quel locale faceva musica ed era diventato di fatto una discoteca. Se ci fossero stati controlli, non sarebbe successo quello che è successo".
Tra le criticità anche i materiali utilizzati: "Sono stati installati pannelli fonoassorbenti non ignifughi, non si sapeva nemmeno dove fossero gli estintori".
Per questo motivo la strategia legale è chiara: "La prossima settimana incontreremo il procuratore generale di Sion per chiedere di estendere le imputazioni anche al Comune o ai responsabili comunali, per l’omissione dei controlli". Ma il punto centrale, sottolinea l’avvocato, riguarda la qualificazione giuridica dei fatti. Finora si parla di reati colposi, ma Vaccaro contesta questa impostazione: "Quando gestisci un locale frequentato da minori, fai entrare il doppio della capienza consentita, usi candele bengala, non garantisci uscite di sicurezza, stai accettando il rischio che accada un disastro. Questo si chiama dolo eventuale".
La conclusione è netta: "Non è un reato colposo, ma doloso. Parliamo di omicidio volontario, con pene completamente diverse".
E infine l’accusa più ampia: "Il primo responsabile è il titolare, ma anche le autorità che non hanno controllato. Com’è possibile che un locale sovraffollato, a 150 metri dalla polizia, non sia mai stato verificato, quando altri locali ricevono due o tre controlli l’anno?"
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