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Covid e ripresa: il ping pong tra Stato e Regioni

di Paolo Lingua

Covid e ripresa: il ping pong tra Stato e Regioni

Non è mai stato semplice, né agevole mettere a punto e razionalizzare il rapporto legislativo-amministrativo tra lo Stato e le Regioni. L’errore storico riguarda la Costituzione. Le Regioni, che poi in forma ordinaria sono entrate in funzione solo nel 1970 (ma quelle a Statuto Speciale hanno avuto una vita tormentata e discutibile), in realtà sono giuridicamente un ibrido: non sono un reale strumento decentrato e neppure una sorta di stato federale. Sono un ibrido che offre il luogo a contraddizioni sul piano operativo. In questa chiave occorre collocare l’attuale momento di contrasto sulle scelte politiche governative e quelle dei singoli territori. Non solo: ma anche per quel che riguarda i contrasti tra le regioni stesse. Il dibattito, non sempre chiaro, che attualmente è in corso, potrà offrire soluzioni operative soltanto quando di potrà capire se il calo dei contagi è nettamente in discesa. In questo momento si lanciano progetti e si fanno previsioni generiche. Ma la situazione è ben lungi dall’aver toccato la metà degli abitanti sottoposti al vaccino.

Occorre arrivare in prima battuta a trenta milioni, ma non siamo ancora a dieci milioni al primo vaccino. In questa chiave la politica governativa, ispirata anche dai vertici della sanità, è decisamente favorevole alle restrizioni e a scelte rigorose caratterizzate da proibizioni e chiusure. Le regioni ondeggiano perché a livello locale subiscono le pressioni delle categorie più sacrificate sino a questo momento: ristoranti, pizzerie, bar. Nonché tutti settori dello spettacolo (musica, teatri e cinema), delle palestre e dei centri sportivi in generale. Poi, c’è tutto il discorso, assai più complesso, che riguarda la riapertura al settore turistico, forse quello che ha subito i maggiori danni da quando s’è diffusa la pandemia.  Come si delineerà la situazione nelle zone di vacanza che, di fatto, coinvolgono tutta l’Italia, Paese turistico per eccellenza? Sarà possibile un “liberi tutti” per la fine di giugno? Al di là della disperata (e comprensibile) voglia di ripresa, per il momento non è facile essere a tutti i costi ottimisti.

L’estate scorsa, affrontata forse con troppa superficialità a tutti i livelli, ha accentuato in autunno i contagi della cosiddetta  “seconda ondata” della pandemia. Per questo motivo si comprende la diffidenza del governo e delle autorità sanitarie nei confronti di aperture affrettate e anche  verso la ipotesi di aperure turistiche in sorta di “isole” non solo in senso geografico ma estese su tutto il territorio nazionale nelle quali far confluire turisti italiani e stranieri, mentre appare più complessa l’aperura quasi totale delle grandi città d’arte che sono state messe in ginocchio dal Covid. La scommessa in corso è appunto, come si è detto prima, capire in che condizioni si arriverà alla fine di giugno, ovvero constare, tirate le somme, quanto italiani abbiano ricevuto la doppia vaccinazione , anche perché sono in corso degli “stop and go” su vaccini come AstraZeneca e Johnson & Johnson, sospeso oggi negli Usa.

Ci aspettano dunque, al di là delle polemiche più o meno strumentali e delle diverse posizioni dei presidenti delle Regioni (basta pensare a Bonaccini, a Zaia, a Giani, per non parlare delle differenti opinioni di Toti e del sempre aggressivo De Luca), due mesi e mezzi di tensione e di impegno. Draghi e il generale Figliuolo dovranno fare del loro meglio e usare, se necessario, il polso di ferro. E’ giusto che tutta l’Italia applichi le stesse regole e la medesima disciplina per evitare che, ancora una volta, l’intera Nazione assomigli a una casacca di Arlecchino. Considerata la nostra naturale indisciplina rischieremmo di finire nel caos, con pesanti ripercussioni sullo stato di salute generale. Per il momento non resta che puntare, a testa bassa, sulle proibizioni e sull’intensificazione  delle vaccinazioni. Tra l’altro, sia ancora a metà strade, in media, alla condizione ottimale di mezzo milione di vaccini al giorno. E’ un dato su cui riflettere , anche se speriamo in un crescendo rapido.