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Coronavirus, ecco perché occorre avere nervi saldi

di Paolo Lingua

La Liguria resta per adesso una regione non coinvolta (per adesso) nella diffusione dell’infezione del coronavirus. Stasera il presidente della Regione Giovanni Toti ha confermato che ci sono in questo momento 139 controlli d’obbligo ma per il momento nessun soggetto risulta positivo. Sono state realizzate due tende di filtraggio per controlli e tamponi dinanzi agli ospedali di San Martino e del Gaslini, le due strutture maggiori. Gli altri ospedali hanno strutture interne  e si vedrà meglio nei prossimi giorni. Al 118 sono giunte oltre 4 mila telefonate, tute smistate e comunque normalizzate le situazioni.  I focolai con vittime e con cittadini coinvolti nell’infezione restano per il momento concentrati in Lombardia e in Veneto con punti isolati nelle regioni confinanti. Per tutta la settimana, sino alla mezzanotte di domenica restano le partite a porte chiuse e blocco di teatri e riunioni culturali, politiche, sportive e di carnevale. D’accordo con l’Anci si punterà, hanno spiegato in regione, a rendere omogenei i blocchi, i divieti e le cautele in tutta la Liguria.

Per adesso dunque, come s’è detto, la Liguria resta al di fuori dall’infezione e si spera che la situazione resti positiva. Proprio per questo si insiste su tutte le forme di controllo, sia pure senza cadere nel panico che poi sarebbe un comportamento assurdo e al limite autolesionistico. Domani il consiglio regionale si svolgerà a porte chiuse con i soli consiglieri, il personale addetto e i media.   

Ci sono poi comportamenti da contenere, come consigliano politici e addetti sanitari: non fare acquisti di massa in farmacie e non farsi prendere dal raptus di fare acquisti massicci di alimenti. In effetti, però, salvo casi  limite, la Liguria non ha segnalato eccessi.

Occorre, in casi come quello che tutti stiamo vivendo, mantenere i nervi saldi e quindi non cadere nell’eccesso di disinvoltura (quindi fare attenzione nei rapporti con chi può venire dai focolai o da paesi esteri al centro di infezione dell’epidemia) e nell’eccesso di timori e di forme ingiustificate di aggressività.  E’ un equilibrio difficile da mantenere, anche perché come si è constatato non tutte le regioni italiane presentano situazioni eguali.

I Liguri, in genere, sono razionali e di buon senso ed è giusto che possano dimostrarlo, come sino ad ora ci si è comportati. La questione più complessa è legata alla chiusura delle scuole e di certi servizi pubblici, provvedimenti previsti per una settimana. Si vive, per forza di cose, giorno per giorno. Se la situazione tenderà a migliorare ci si augura di tornare al più presto alla normalità, anche perché stanno emergendo complessi sistemi di controllo in tutta la vita del porto (merci, passeggeri, spedizionieri, trasporti, ecc.).

Né va dimenticata la delicata decisione di sospendere in via precauzionale la vita nella chiese, dove sono sospese sino a domenica tutte le funzioni e limiti per funerali, matrimoni e manifestazioni di gruppo. Occorre a questo punto avere nervi saldi, stringere i denti e tenere duro. Tutti gli sviluppi, va ricordato sempre, sono possibili. Quindi occorre essere preparati a qualunque svolta, anche se nel cuore tutti ci auguriamo che la tensione si possa allentare. Ma è fin troppo ovvio che ci vorranno da quindici a venti giorni, come minimo, per capire quale sarà l’iter di “guerra” contro la diffusione del corona – virus. Genova, nella sua storia, ha conosciuto ancora nel XIX secolo epidemie (anche portate dalla vita portuale e dai traffici marittimi) e pestilenze. Ma ha sempre tenuta alta la testa, con coraggio e orgoglio. Anche stavolta occorre tirare fuori la parte migliore del nostro DNA.

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