Centro storico tra paura e tensioni, Becchi: "Serve sicurezza, ma occorre evitare sia il Far West sia la militarizzazione"
di Stefano Rissetto
"Quando lo Stato appare assente o inefficace il rischio è che si sviluppino dinamiche di autodifesa che possono sfuggire al controllo"
Il crescente disagio percepito dai residenti del centro storico, gli episodi di violenza che coinvolgono gruppi di minori stranieri non accompagnati, le tensioni tra diverse comunità e la comparsa di iniziative spontanee di controllo del territorio: sono questi i temi affrontati dal filosofo del diritto Paolo Becchi, residente nel centro storico genovese, intervenuto alla trasmissione Liguria Live a Telenord.
Becchi ha analizzato una situazione che, a suo giudizio, sta alimentando un clima di preoccupazione diffusa tra i cittadini. Da una parte vi sono i frequenti episodi di microcriminalità e i regolamenti di conti che, secondo diverse ricostruzioni, coinvolgerebbero gruppi di giovani appartenenti a comunità migranti. Dall'altra emerge la reazione di una parte della cittadinanza, che di fronte alla percezione di un'insufficiente presenza delle istituzioni tende a organizzarsi autonomamente attraverso forme di vigilanza informale o vere e proprie "ronde" di quartiere.
«Quando lo Stato appare assente o inefficace – osserva Becchi – il rischio è che si sviluppino dinamiche di autodifesa che possono sfuggire al controllo e generare ulteriori tensioni». Un fenomeno che il filosofo invita a leggere senza semplificazioni ideologiche, evitando sia la minimizzazione dei problemi sia l'esasperazione dei conflitti.
Secondo Becchi, la risposta razionale deve muoversi lungo due direttrici complementari. La prima riguarda il ripristino delle condizioni di sicurezza e legalità. «I cittadini hanno diritto a sentirsi sicuri nelle proprie strade e nei propri quartieri. La presenza delle forze dell'ordine e il rispetto delle regole rappresentano una condizione imprescindibile per qualsiasi progetto di integrazione».
La seconda direttrice riguarda invece la costruzione di percorsi di dialogo e inclusione. «Non si può pensare di affrontare fenomeni complessi soltanto con strumenti repressivi. Molti di questi ragazzi vivono situazioni di fragilità sociale, culturale e familiare che richiedono anche interventi educativi e percorsi di responsabilizzazione».
Per Becchi, il rischio è che il dibattito pubblico finisca per oscillare tra due estremi: da un lato la richiesta di una vera e propria "militarizzazione" del centro storico, dall'altro un approccio che tende a sottovalutare il disagio dei residenti. «La sfida è trovare un equilibrio tra sicurezza e convivenza. Se prevale la logica dello scontro permanente, perdono tutti: i cittadini, le istituzioni e gli stessi giovani coinvolti».
L'analisi del filosofo del diritto si inserisce in un confronto sempre più acceso sul futuro del centro storico, dove alle richieste di maggior controllo del territorio si affiancano quelle di un rafforzamento delle politiche sociali e dei progetti di integrazione. Un equilibrio difficile da raggiungere, ma che per Becchi rappresenta l'unica strada percorribile per evitare che la paura si trasformi in conflitto aperto.
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