Caso Berneschi, dalla Corte d'Appello di Genova "un evidente errore di diritto"
di Marco Innocenti
Lo dice la Cassazione nelle motivazioni della sentenza dello scorso 16 ottobre
Ci sarebbe "un evidente errore di diritto" alla base della sentenza della Cassazione che, lo scorso 16 ottobre, ha di fatto azzerato il processo a carico di Giovanni Berneschi e degli altri imputati nella truffa a Banca Carige. Secondo la Suprema Corte, infatti, la Corte di Appello di Genova pur tenendo conto della precedente pronuncia delle Sezioni Unite, non avrebbe inviato gli atti alla Procura di Milano, come invece avrebbe dovuto fare visto dove si era concretizzato il reato più grave, quello cioé di riciclaggio.
E' questo, in sintesi, il succo delle motivazioni rese note dai giudici della seconda sezione penale della Cassazione. A complicare ulteriormente le cose, il fatto che il reato di riciclaggio più datato secondo l'accusa sia stato compiuto da Davide Enderlin, finanziere svizzero, l'unico per il quale effettivamente si è poi tenuto un processo a Milano con la condanna in primo grado e l'assoluzione in appello.
Per gli altri componenti della presunta associazione a delinquere, invece, i processi erano rimasti a Genova perché i magistrati avevano considerato le due vicende separabili. Ora per la Cassazione gli atti devono tornare alla Procura di Milano. Mentre restano i sequestri milionari nei confronti di Berneschi e del suo braccio destro Ferdinando Menconi. I giudici romani hanno infatti sottolineato "l' autonomia del procedimento cautelare rispetto a quello principale".
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