Carcere di Marassi, detenuto rientra in cella in tarda serata dopo oltre otto ore sul tetto
di Luca Pandimiglio
Intorno alle ore 23.15 si è conclusa la protesta del detenuto di origine marocchina, ristretto presso la sesta sezione, primo piano, della Casa Circondariale di Genova Marassi, che per oltre otto ore è rimasto sul tetto dell'istituto penitenziario, mettendo in seria difficoltà l'intera struttura.
Solo dopo l'arrivo dei negoziatori della Polizia Penitenziaria, giunti da Milano, e del Magistrato di Sorveglianza, il detenuto ha deciso di scendere dal tetto e consegnarsi agli agenti della Polizia Penitenziaria.
Nel corso della notte il detenuto è stato trasferito in un istituto penitenziario del Piemonte.
Dura la presa di posizione della UIL FP Polizia Penitenziaria, secondo cui il trasferimento del detenuto non rappresenta la soluzione del problema. Il soggetto era infatti già noto per la sua elevata pericolosità e, secondo il sindacato, il Direttore e il Comandante dell'istituto erano perfettamente a conoscenza della situazione.
Durissimo il commento del Segretario della UIL FP Polizia Penitenziaria, Fabio Pagani:
«Occorre governare l'emergenza e non subirla. Evidentemente al DAP non è bastata la devastante rivolta del 4 giugno 2025, né i suicidi, gli omicidi, le continue aggressioni ai danni del personale di Polizia Penitenziaria e il progressivo deterioramento delle condizioni di sicurezza. Oggi registriamo un altro episodio gravissimo: un detenuto è riuscito a salire sul tetto dell'istituto, tenendo sotto scacco l'intera struttura per oltre otto ore. È la dimostrazione evidente del fallimento della gestione dell'attuale vertice.»
Pagani prosegue: «La responsabilità di quanto sta accadendo non può essere scaricata ogni volta sugli operatori che, tra mille sacrifici, continuano a garantire il servizio in condizioni ormai insostenibili. Chi dirige l'istituto aveva il dovere di prevenire situazioni di questo tipo e ha fallito.»
La UIL FP Polizia Penitenziaria chiede quindi un intervento immediato da parte del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria.
«È arrivato il momento che il DAP assuma decisioni coraggiose. I vertici della Casa Circondariale di Genova Marassi devono essere rimossi. Non è più accettabile assistere a una sequenza infinita di eventi critici senza che vi siano conseguenze sul piano gestionale.»
Il Segretario conclude: «Prima che sia troppo tardi servono responsabilità, decisioni immediate e un cambio radicale nella gestione dell'istituto. La sicurezza del personale di Polizia Penitenziaria, dei detenuti e dei cittadini non può più essere rimandata.»
"Il merito dell'esito positivo va all'opera di mediazione e negoziazione condotta dal Primo Dirigente di Polizia Penitenziaria, Comandante del Reparto, e da tutto il personale che ha operato con professionalità, equilibrio e straordinario senso dello Stato", afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE. "Prezioso anche il contributo del magistrato di sorveglianza, del mediatore culturale e del negoziatore del Corpo."
Per il SAPPE, quanto accaduto conferma come la Polizia Penitenziaria sia chiamata quotidianamente a gestire situazioni di estrema complessità, nelle quali preparazione, autocontrollo e capacità di dialogo sono determinanti quanto gli aspetti operativi.
"L'introduzione della figura del negoziatore nel Corpo è stata una scelta lungimirante", sottolinea Capece. "Oggi ne abbiamo avuto una concreta dimostrazione: la crisi è stata risolta senza uso della forza e con la piena tutela dell'incolumità delle persone, grazie appunto alla mediazione di tutti i soggetti istituzionali intervenuti, a cominciare dal Comandante di Reparto, il Primo dirigente della Polizia Penitenziaria Lucrezia Nicolò."
Il SAPPE esprime il proprio plauso proprio al Comandante del Reparto e a tutto il personale intervenuto e auspica che il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria voglia conferire un riconoscimento ministeriale agli operatori che, con competenza e spirito di servizio, hanno evitato conseguenze ben più gravi.
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