Calcio, Juve Stabia commissariata dall'Antimafia, le mani dei clan sul club. Procuratore Gratteri: "Calciatori giocavano, al resto pensava la camorra"
di Stefano Rissetto
Secondo gli inquirenti, il club sarebbe stato utilizzato come strumento della cosca. Probabile rinvio della gara col Bari
La Juve Stabia, squadra di Serie B, è stata posta oggi in amministrazione giudiziaria su disposizione della Direzione Nazionale Antimafia. Il provvedimento, eseguito dalla polizia su ordine della Procura, ipotizza una gestione mafiosa del club da parte del clan D’Alessandro, storico gruppo criminale radicato a Castellammare di Stabia.
Il sequestro è motivato da una violazione del Codice Antimafia: secondo gli inquirenti, il club sarebbe stato utilizzato come strumento economico e sociale della cosca, un “bene strumentale” per consolidare potere e consenso sul territorio.
A confermare la gravità del quadro, le parole del procuratore Nicola Gratteri: "I calciatori dovevano solo giocare, al resto pensava la camorra"
Presenti alla conferenza stampa a Napoli anche il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, il questore Maurizio Agricola e il prefetto Michele di Bari.
L’inchiesta apre interrogativi sul futuro del club, attualmente in zona playoff, e potrebbe portare al rinvio della prossima gara con il Bari.
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