Calcinacci dal ponte di Carignano, transenne in piena notte in vico Campopisano
di Michele Varì
Intervento di polizia e pompieri, al più presto un ulteriore sopralluogo alla luce del giorno
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Paura ieri sera a Carignano per la caduta di alcune pietre da una delle volte dell'antico ponte di via Ravasco nel sottostate vico Superiore Campopisano, nel centro storico di Genova: sul posto gli agenti delle volanti della polizia e i pompieri che hanno avviato gli accertamenti per capire se le pietre sbricciolate sulla strada potevano tradire un distacco importante o, peggio, strutturale. Ma evidentemente queste ipotesi sono state ecluse.
E' stata valutata anche la possibilità di una provvisoria chiusura del ponte, ma poi si è deciso di transennare l'area sottostante al crollo, in vico Superiore Campopisano, in attesa di un un ulteriore sopralluogo alla luce del giorno.
Il vicolo transennato è una una creuza che permette di accedere ai giardini Baltimora, "i giardini di plastica", stradina usata soprattutto dai ragazzi che si incontrano nell'area verde e i proprietari di cani della città vecchia.
Fra le ipotesi quella che la caduta di pietre possa essere provocata da una perdita d'acqua di uno dei tubi che scorrono lungo la struttura in pietra del ponte.
Il ponte Ravasco è una via è stato costruito tra il 1718 e il 1724: voluto dalla famiglia Sauli come via d'accesso alla basilica di Santa Maria Assunta, era il tratto finale di un percorso che da Palazzo Ducale portava a Sarzano. Ma ben presto acquisì una triste fama, perché - data la sua notevole altezza - erano molte le persone che sceglievano proprio quel ponte per suicidarsi gettandosi nel vuoto.
Nel 1800, durante i combattimenti tra i soldati francesi e l'esercito anglo-austriaco, che lasciarono i genovesi senza cibo, furono tanti i cittadini che decisero di buttarsi giù dal ponte.
Affinché questi tristi episodi non si ripetessero, il commerciante Giulio Cesare Drago - nella seconda metà dell'800 - fece costruire a sue spese le cancellate (ancora presenti sui parapetti del ponte) per impedire i numerosi tentativi di suicidio.
Ancora oggi si legge una targa a lui dedicata proprio prima del ponte: «Perchè non passi in consuetudine l'esempio antico e recente di gettare disperatamente la vita dai ponti di Carignano e dell'Arco, Giulio Cesare Drago ragguardevole mercante genovese negli anni 1877 e 1879 con largo dispendio provvide che di ferrea cancellata ne fossero barrate le sponde».
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