Bce: famiglie italiane pagano l’elettricità fino al doppio delle industrie energivore
di R.S.
Secondo l’analisi, i prezzi elevati incidono direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie e, allo stesso tempo, sulla competitività dei settori energivori
Nonostante l’elettrificazione sia un pilastro della strategia di decarbonizzazione dell’Unione europea, la domanda di energia elettrica è rimasta sostanzialmente stagnante nell’ultimo decennio, mentre i prezzi si sono mantenuti elevati anche dopo la crisi energetica del 2021-2022. È quanto emerge da un focus pubblicato nel bollettino mensile della Banca centrale europea, firmato da Daniela Arlia e John Hutchinson, dedicato all’andamento dei prezzi dell’energia e ai loro effetti su famiglie e imprese ad alta intensità energetica.
Il documento richiama il “Clean Industrial Deal” della Commissione europea, varato nel febbraio 2025, che punta ad aumentare la quota di elettricità nel consumo finale lordo di energia dell’Ue dal 23% nel 2024 al 32% entro il 2030. Per centrare l’obiettivo sarà necessario rafforzare il ricorso alle fonti rinnovabili, ma l’aumento dei prezzi e il divario nei costi delle bollette tra gli Stati membri rendono il percorso più complesso.
Secondo l’analisi, i prezzi elevati incidono direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie e, allo stesso tempo, sulla competitività dei settori energivori. Tuttavia, nell’area dell’euro le famiglie pagano in media circa il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie ad alta intensità energetica, poiché tutte le componenti della bolletta risultano più onerose.
Le differenze tra i Paesi sono marcate e l’Italia figura tra quelli con i costi più elevati per le utenze domestiche. In Francia e nei Paesi Bassi le famiglie pagano rispettivamente circa il 64% e il 20% in più rispetto alle industrie energivore. Il divario è ancora più ampio in Germania, Spagna e Italia, dove i prezzi per le famiglie risultano superiori di circa il 100% rispetto a quelli applicati alle imprese ad alto consumo energetico.
Lo studio sottolinea che i Paesi maggiormente dipendenti dai combustibili fossili importati per la produzione di energia elettrica tendono ad avere prezzi più elevati, poiché tali fonti presentano costi marginali superiori rispetto al nucleare o alle rinnovabili. A incidere sono anche le differenze nei sistemi fiscali nazionali e nella regolamentazione degli oneri di rete, fattori che contribuiscono a determinare ampie variazioni nei prezzi finali dell’elettricità tra i diversi Stati membri.
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