Batterie di carta: dalla vetrina del CES alla produzione industriale
di R.S.
Il cuore della tecnologia è la cellulosa vegetale, impiegata per tutti i componenti della batteria e combinata con elettroliti a base d’acqua e minerali sicuri
Presentate come curiosità al CES 2025, le batterie di carta della startup singaporiana Flint hanno compiuto un salto decisivo: oggi sono in produzione e già disponibili nei formati AA e AAA. Realizzate interamente con materiali di origine vegetale, le nuove celle garantiscono lo stesso voltaggio e una durata paragonabile alle pile alcaline tradizionali, ma senza l’uso di litio, nichel o cobalto.
Il cuore della tecnologia è la cellulosa vegetale, impiegata per tutti i componenti della batteria e combinata con elettroliti a base d’acqua e minerali sicuri come zinco e manganese. Il risultato è una batteria non tossica, biodegradabile e più semplice da smaltire, pensata per ridurre l’impatto ambientale delle pile usa e getta.
La produzione è già avviata a Singapore, con un processo adattabile alle risorse locali e potenzialmente capace di valorizzare anche specie vegetali invasive. L’interesse del mercato non manca: Flint collabora con marchi come Logitech, Amazon e Nimble, che ha già integrato versioni sottili delle batterie in accessori a basso consumo.
Sicure nell’uso domestico e pronte alla distribuzione, le batterie di carta potrebbero arrivare sugli scaffali entro il 2026, offrendo un’alternativa concreta e sostenibile a uno degli oggetti più comuni della tecnologia quotidiana.
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