Bagarre in consiglio comunale, Mascia: "Reazione esagerata", Gregorio: "Strumentalizzazione"
di Carlotta Nicoletti
Il Consiglio comunale del Giorno della Memoria si chiude senza numero legale, tra accuse incrociate, proteste e uno strappo politico che segna l’avvio di una fase ad alta tensione a Tursi. A innescare la bagarre è stato un intervento del capogruppo di Forza Italia Mario Mascia, seguito dalla decisione della sindaca Silvia Salis di lasciare l’aula insieme alla maggioranza, facendo saltare la seduta.
Bagarre – Mascia parla di reazione “sproporzionata” a un lapsus sul nome del consigliere Kaabour, subito corretto con scuse. “È la prima volta che un sindaco invita giunta e maggioranza a uscire dall’aula facendo mancare il numero legale”, afferma. Secondo l’esponente azzurro, la maggioranza avrebbe voluto evitare il voto su un ordine del giorno legato alla crisi di Gaza nel Giorno della Memoria.
Replica PD – Fabio Gregorio (PD) respinge la lettura del centrodestra: “Si chiede scusa e si va avanti. Queste immagini danno fastidio a tutti”. Per il consigliere dem, l’episodio è stato strumentalizzato dall’opposizione e non c’è imbarazzo nel discutere di aiuti umanitari anche in una giornata simbolica come il 27 gennaio.
Regeni – Ampia convergenza, invece, sulla decisione della giunta di esporre a Palazzo Tursi lo striscione “Verità per Giulio Regeni”. Gregorio parla di “atto dovuto” per una grande città come Genova. Mascia conferma il sostegno alla richiesta di verità e giustizia, ricordando però che “diversi governi si sono succeduti” e che non si possono attribuire responsabilità solo all’attuale esecutivo.
Rifiuti – Sul fronte impianti, Mascia critica la richiesta di proroga avanzata da Amiu e Comune e difende la linea regionale: senza chiusura del ciclo, avverte, “a pagare saranno i cittadini con l’aumento della Tari”. Gregorio ribadisce la necessità di dotare Genova di un impianto, ma chiede approfondimenti tecnici e condivisione con i territori.
Verde – Dati alla mano, Mascia segnala 34 abbattimenti e 160 monitoraggi in poche settimane, rivendicando l’importanza della sicurezza. Gregorio riconosce la continuità su alcuni aspetti e apre all’uso della tecnologia per il monitoraggio degli alberi. Un confronto che fotografa un clima politico teso, destinato a pesare sui prossimi passaggi in aula.
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