Assocamere estero, Pozza riconfermato presidente: “Il Made in Italy ha un cuore e un’anima”
di Stefano Rissetto
Le Camere di Commercio italiane all’estero devono “assistere le imprese che vogliono esportare e accompagnarle nel loro percorso di investimenti”
Riconfermato alla guida di Assocamerestero, Mario Pozza ha delineato una visione del sistema produttivo italiano fortemente legata al valore identitario del Made in Italy e alla funzione strategica delle Camere di Commercio italiane nel mondo.
Pozza ha descritto un contesto globale segnato da “crisi internazionali che ci sono ormai ogni giorno”, in cui le imprese italiane — fondate soprattutto su piccole e medie aziende — continuano però a mantenere un ruolo centrale nell’economia mondiale.
Al centro del suo intervento il valore distintivo del prodotto italiano: “il Made in Italy ha un cuore, ha un’anima”. Un elemento che, secondo Pozza, rappresenta il vero vantaggio competitivo del Paese, più forte delle difficoltà legate a costi energetici elevati e alla concorrenza internazionale basata sul basso costo del lavoro.
Le Camere di Commercio italiane all’estero, ha spiegato, hanno il compito di “assistere le imprese che vogliono esportare e accompagnarle nel loro percorso di investimenti”, rafforzando anche la capacità di attrarre investimenti verso l’Italia. Una rete che conta “86 camere” e che continua a espandersi, con particolare attenzione al rafforzamento della presenza in Africa e nei mercati globali.
Pozza ha ricordato i 160 anni di storia del sistema, sottolineando come l’Italia sia passata da “fabbrica del mondo” legata alla manodopera a protagonista dell’economia globale.
Il presidente ha poi richiamato il valore simbolico di Genova, sede dell’evento, definita una città “tra le capitali del mondo”, storicamente centrale per il credito e per le grandi esplorazioni, a partire da Cristoforo Colombo. Una città “strategica per il sistema Paese”, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo e alla proiezione naturale verso Europa, Africa e Americhe.
Per Pozza, il ritorno a Genova rappresenta anche un segnale: la volontà del sistema produttivo italiano di “tornare a imporsi nel mondo come ai tempi del miracolo economico”, valorizzando una città che “ha dato tante soddisfazioni al nostro Paese” e che può tornare a essere punto di riferimento per il commercio internazionale.
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