Amt, la Regione pronta ad acquistare il deposito della metropolitana di via Adua
di Redazione
Si fa strada un’ipotesi alternativa per il coinvolgimento della Regione nel salvataggio di Amt, con una dotazione finanziaria che resterebbe invariata: circa 40 milioni di euro. Invece di entrare direttamente nel capitale dell’azienda, la Regione potrebbe intervenire attraverso Filse, acquistando il deposito della metropolitana di via Adua. L’idea è oggetto di confronto in questi giorni tra le istituzioni locali e regionali, e rappresenterebbe una soluzione più accettabile sul piano politico rispetto all’ingresso diretto nella società, che richiederebbe anche una legge regionale ad hoc.
Questo schema alternativo si basa sulla cessione dell’immobile, che il Comune aveva inizialmente previsto di conferire ad Amt per rafforzarne il capitale. La struttura, situata nell’area Principe–Di Negro, era stata stimata intorno ai 40 milioni, ma una nuova perizia affidata all’Agenzia del Demanio avrebbe portato il valore vicino ai 53 milioni, modificando così gli equilibri dell’operazione. Con una valutazione più elevata, per il Comune diventerebbe più conveniente utilizzare il bene per la ricapitalizzazione diretta, rinviando eventualmente la vendita alla Regione a un momento successivo.
Restano però diversi nodi da sciogliere. Amt ha bisogno nel 2026 di una ricapitalizzazione complessiva di circa 100 milioni di euro, necessaria a compensare le perdite accumulate e a ricostituire il patrimonio. Il piano originario prevedeva che una parte significativa di questa cifra arrivasse proprio dal conferimento del deposito e dalla trasformazione in capitale di circa 6 milioni di crediti legati al suo utilizzo. Se però l’immobile venisse ceduto subito alla Regione, verrebbe meno questo contributo diretto, e l’azienda si troverebbe invece a dover pagare un canone di locazione per continuare a utilizzarlo.
Una possibile via d’uscita sarebbe posticipare l’acquisto da parte regionale, dopo aver completato il rafforzamento patrimoniale. Tuttavia, resta l’urgenza di coprire l’intero fabbisogno finanziario. A questo si aggiunge un altro elemento cruciale: l’aumento del contratto di servizio, stimato in circa 24 milioni annui, di cui una quota rilevante – circa 19 milioni – dovrebbe essere sostenuta dalla Regione.
Le tempistiche sono serrate. Amt è protetta dai creditori fino al 19 giugno, data entro la quale il piano dovrà essere definito e avviato. Il prossimo passaggio chiave è l’assemblea dei soci fissata per il 16 aprile, chiamata ad approvare sia il bilancio 2024 sia il piano definitivo. Tuttavia, non si esclude uno slittamento, vista la complessità delle decisioni ancora da prendere.
Nel frattempo proseguono gli incontri istituzionali con l’esperto nominato per la composizione negoziata della crisi, mentre si intensificano i confronti con la Corte dei conti per garantire la piena legittimità delle operazioni. Sul fronte interno, i sindacati mantengono un atteggiamento prudente, consapevoli che il risanamento comporterà sacrifici, tra cui possibili riduzioni del servizio, blocchi del turnover e strumenti come i prepensionamenti finanziati da fondi regionali. L’impatto recente dell’aumento del prezzo del gasolio, pur monitorato, non dovrebbe incidere in modo decisivo.
Infine, pesa la dimensione politica. La maggioranza regionale appare divisa sull’ipotesi di intervento diretto, mentre l’opposizione chiede trasparenza e chiarezza sugli impegni presi. Allo stesso tempo, nessuna forza politica sembra disposta a correre il rischio di un fallimento della principale azienda di trasporto pubblico locale. L’obiettivo condiviso resta la messa in sicurezza di Amt, anche in vista di un possibile progetto futuro di integrazione regionale del sistema dei trasporti, ma le strade per arrivarci sono ancora oggetto di confronto.
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