Alta Val Bisagno e Val Trebbia, rivolta contro il taglio delle guardie mediche
di Claudio Baffico
I sindaci di Bargagli e Torriglia lanciano l'allarme: «Bisogna difendere i servizi essenziali. Senza sanità e trasporti, l'entroterra è destinato a morire».
Esplode la protesta in Alta Val Bisagno e Val Trebbia. Al centro dello scontro c'è la prevista soppressione del polo di guardia medica di Bargagli, un provvedimento che, secondo i sindaci del territorio, lascerebbe sguarniti ben 11 comuni, da Lumarzo fino a Gorretto, al confine con l'Emilia.
Il sindaco di Bargagli, Francesco Massoli, ha ricostruito con amarezza l'iter della vicenda. Nonostante le rassicurazioni pubbliche arrivate dal Presidente della Regione Marco Bucci lo scorso 24 gennaio, in cui si dichiarava che il presidio non sarebbe stato toccato, lo scenario è cambiato drasticamente il 4 marzo. In quella data, l'assessore regionale alla Salute, Massimo Nicolò, ha prospettato la chiusura del servizio già dal mese di aprile.
«Vogliamo un pronunciamento definitivo dal Presidente Bucci — incalza Massoli — non può rimangiarsi quanto detto. Togliere la guardia medica a Bargagli significa creare un vuoto sanitario per oltre 10.000 residenti invernali, che quadruplicano durante l'estate».
Preoccupazione condivisa anche da Maurizio Beltrami, sindaco di Torriglia. Se il polo di Bargagli dovesse chiudere, l'intera utenza verrebbe teoricamente assorbita dalla Casa di Comunità di Struppa, a Genova. Un'ipotesi giudicata impraticabile: «Il dubbio che Struppa riesca a garantire il servizio a tutta la valle è più che plausibile. Se la guardia medica di Torriglia venisse spostata per coprire i vuoti a valle, l'intera Alta Val Trebbia rimarrebbe scoperta», spiega Beltrami.
Il timore è che l'indebolimento dei presidi territoriali finisca per intasare ulteriormente i pronto soccorso cittadini, già sotto pressione: «La guardia medica gestisce i casi minori, permettendo agli anziani, che qui sono la maggioranza, di curarsi a casa. Senza, vedremo solo più code di barelle negli ospedali».
L'intervista solleva anche un tema politico più ampio: il contrasto allo spopolamento delle aree interne. Se da un lato i sindaci promuovono i recenti bandi regionali per il sostegno alle piccole attività commerciali e agli affitti, dall'altro denunciano la carenza di servizi essenziali.
«Sanità, trasporti, scuole: se mancano queste basi, l'entroterra muore — conclude amaramente Beltrami —. In campagna elettorale tutti dicono quanto è bello vivere qui, ma poi ci trattano come cittadini di serie B. Non accettiamo più promesse a metà: per restare in valle servono atti concreti, non parole».
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