Al Ducale la "Storia in piazza" è dedicata all'Utopia: dal 4 al 7 aprile

di Claudio Cabona

Uno dei curatori, Luciano Canfora: "in un'epoca buia si deve ripartire dal sogno radicale di una società diversa"

Tommaso Moro, gran cancelliere dell'Inghilterra di Enrico VIII, si è inventato il nome pensando a una società ideale e perfetta: era un'isola, Utopia. Ou-tòpos, il non luogo. Palazzo Ducale, a Genova, con la sua rassegna 'La storia in piazza' (da giovedì 4 a domenica 7 aprile) non poteva non parlarne, soprattutto in tempi come questi, dove la bella utopia combatte nei cuori di alcuni una battaglia persa contro il becero e snaturato 'buonsenso' dei più.

Intanto diciamo: utopia è concetto negativo o positivo? E come la si traduce questa parola antica, con la parola 'sogno'? illusione? E', l'utopia, un ideale oppure non lo è? In molti, in questa edizione di 'La Storia in piazza' tenteranno di concretizzare un concetto che corpo non ha e non avrà mai. Il primo a farlo sarà Luciano Canfora. Proprio lui, autore nel 2014 di 'La crisi dell'utopia. Aristofane contro Platone', aprirà l'evento il 4 aprile alle 18.15 con la sua lectio sul 'Cosmopolitismo'. Giornata densissima, la prima, perché dopo Marco Salotti e i suoi 'Bolscevichi su Marte', alle 21 Luca Bizzarri, presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Walter Lapini, Margherita Rubino e Federico Tiezzi discuteranno di 'Le città impossibili'.

L'appuntamento per il 5 (dalle 16 con Roberto Morosini, Antonio Musarra, Caterina Marrone, Donatella Di Cesare, Guido Paduano, Isabella Gagliardi, Gian Enrico Rusconi, Bruno Cartosio) si conclude con 'Woodstock e la fine dell'Utopia' con Franco Cardini e Renato Tortarolo mentre sabato 6 aprile dopo Giulia Sissa, Chiara Crisciani, Matteo Sanfilippo, Reinhold Bichler, Ferdinando Fasce e Emanuela Scarpelini, Alessabdro Torre, Chiara Saraceno e Elda Guerra, Marco Tarchi, Anna Ferrari e Michel Delon, Marco Salotti introduce il tema 'L'utopia secondo Charlie Chaplin'. Infine domenica 7 aprile, 'La Storia in piazza' si chiude con Michela Nacci, Giuseppe Cambiano (che mette il dito nella piega della storia dell'utopia, parlando di 'Platone in Moro e Campanella'), Laura Tundo Ferente, Emilio Gentile, Gianfranco Pasquino e la sua 'Utopia liberale', Gioia Zanganelli, Marina Montesano, Gian Maria Bravo, Roberto Mancini e 'Il mondo alla rovescia. Storie di sovversivi, sognatori e sofferenti nell'Europa medievale e moderna', Paolo Collo.

E se fin qui vi siete fatti un'idea dell'utopia come l'isola che non c'è, a rimettere tutto in discussione torna una lectio di Luciano Canfora dal titolo 'Il futuro dell'Utopia': perché una delle regole auree di 'La Storia in piazza' è quella di far uscire dal bellissimo salone del Maggior Consiglio il suo pubblico con più domande in testa di quelle che aveva prima. E anche quest'anno, c'è da scommetterci, questo fortunato obiettivo sarà raggiunto.

'La Storia in piazza' è evento per tutti: la mattina sarà dedicata a incontri destinati alle scuole: Antonio Busa con 'La città ideale tra storia e utopia', Roberto Cingolani con 'Uomini e macchine' e Alessandro Vanoli con 'L'isola che non c'è' per prosegue per altri due giorni con, tra gli altri, Marco Di Branco, Pasquale Martino, Luciano Violante, Alain Schnapp, Alessandro Barbero. Il pomeriggio gli incontri saranno concentrati tra i saloni del Maggior e Minor Consiglio, in Sala Liguria e nell'Archivio Storico. A margine, va citato il manifesto di questa decima edizione: la parola 'utopia' stampata come un marchio sulla Déclaration des droits de l'homme et du citoyen. Bellissimo. E terribile.