AI ed ecosostenibilità: l'impatto dei data center tra energia e acqua
di R.S.
Ogni richiesta a sistemi di AI richiede energia, spesso ancora prodotta da fonti fossili, contribuendo alle emissioni legate al emissioni di CO2
L’intelligenza artificiale, spesso percepita come immateriale, ha in realtà un’impronta ambientale concreta. Dietro ogni chatbot o servizio digitale operano enormi data center: infrastrutture energivore che consumano elettricità, utilizzano grandi quantità di acqua per il raffreddamento e occupano spazio fisico.
Il nodo principale è il consumo energetico. Ogni richiesta a sistemi di AI richiede energia, spesso ancora prodotta da fonti fossili, contribuendo alle emissioni legate al emissioni di CO2. A questo si aggiungono criticità come l’impatto sugli ecosistemi e lo smaltimento dei server, che hanno una vita media di circa sette anni e generano rifiuti elettronici difficili da trattare.
In Italia il fenomeno è in rapida crescita: i data center assorbono già una quota significativa dei consumi elettrici e potrebbero aumentare sensibilmente nei prossimi anni, trainati dalla diffusione dell’AI e dei servizi digitali.
Anche l’uso quotidiano ha un peso: una singola interazione può sembrare minima, ma moltiplicata per milioni di richieste genera un consumo rilevante. Per questo, un utilizzo più consapevole – richieste più precise e ottimizzate – può contribuire a ridurre gli sprechi.
Le soluzioni esistono, ma sono ancora in fase iniziale. Si va dall’impiego di energie rinnovabili al miglioramento dell’efficienza dei data center, fino a sistemi di raffreddamento più sostenibili e pratiche di economia circolare per ridurre i rifiuti tecnologici.
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