Addio ad Alex Zanardi, atleta dell'impossibile con un forte legame con Genova

di Claudio Baffico

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Addio ad Alex Zanardi, atleta dell'impossibile con un forte legame con Genova

È morto a 59 anni Alex Zanardi, protagonista di una delle storie più intense e significative dello sport italiano. La sua vita, segnata da successi, cadute e straordinarie ripartenze, si è intrecciata più volte con il destino, senza mai perdere come filo conduttore una forza d’animo fuori dal comune.

Nato a Bologna nel 1966 e cresciuto a Castel Maggiore, Zanardi si avvicina ai motori da adolescente, trasformando presto la passione in carriera. Dopo i primi passi nei kart, scala le categorie fino ad arrivare alla Formula 1, dove disputa 44 Gran Premi con team come Minardi, Lotus e Williams. I risultati più importanti arrivano però negli Stati Uniti, nel campionato CART (oggi IndyCar Series), dove conquista due titoli consecutivi nel 1997 e 1998.

Il momento che cambia tutto arriva il 15 settembre 2001, sul circuito del Lausitzring: un terribile incidente gli costa entrambe le gambe e mette a rischio la sua vita. Dopo giorni in condizioni critiche e numerosi interventi chirurgici, inizia una lunga riabilitazione. È qui che emerge la sua capacità più grande: reinventarsi.

Zanardi torna a correre simbolicamente già nel 2003, ma soprattutto apre una nuova straordinaria fase nello sport paralimpico. Dall’esordio nell’handbike nel 2007, costruisce una carriera eccezionale, culminata ai Giochi di Paralimpiadi di Londra 2012 con due ori e un argento, risultati replicati anche a Paralimpiadi di Rio 2016. Vittorie, record e titoli mondiali lo consacrano come uno degli atleti paralimpici più importanti di sempre.

Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike nei pressi di Pienza, è vittima di un nuovo gravissimo incidente. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Siena, subisce delicati interventi e affronta un lungo percorso tra terapie intensive e centri di riabilitazione, fino al ritorno a casa nel 2021. Da allora vive lontano dai riflettori, assistito dalla famiglia.

La sua esistenza è stata un continuo confronto con il limite, sempre superato con determinazione, ironia e amore per la vita. Più che per i titoli, Alex Zanardi verrà ricordato come simbolo universale di resilienza e capacità di rinascere davanti a ogni ostacolo.

Il nome di Alex Zanardi resta profondamente legato alla promozione dello sport come strumento di rinascita e inclusione. Dopo il grave incidente del 2020 in handbike, la sua storia continua a rappresentare un simbolo di resilienza e determinazione. Tra i tanti legami con il territorio italiano, anche Genova ha accolto iniziative simboliche come la Staffetta Tricolore, segno concreto di un movimento che unisce sport e valori, e tanti appuntamenti legati alla sensibilizzazione e alla beneficenza..

Proprio da questa visione nasce Obiettivo3, il progetto fondato da Zanardi nel 2017 con l’obiettivo di avvicinare allo sport persone con disabilità. Negli anni, l’iniziativa si è affermata come un punto di riferimento, capace di fare da ponte tra il mondo paralimpico e chi desidera intraprendere un percorso sportivo, ma anche umano.

In questo contesto si inserisce “Obiettivo Passepartout: lo sport è per tutti”, un progetto sviluppato nel secondo quadrimestre dell’anno scolastico 2023-2024. Tra febbraio e maggio, l’iniziativa ha portato nelle scuole primarie e secondarie momenti di incontro, condivisione e partecipazione, permettendo agli studenti di scoprire da vicino la realtà paralimpica.

Attraverso le testimonianze degli atleti e le attività pratiche con i mezzi sportivi, i ragazzi hanno potuto comprendere non solo le sfide, ma anche le opportunità offerte dallo sport. Un’esperienza concreta che rafforza il messaggio centrale di Obiettivo3: lo sport è davvero per tutti, ed è uno strumento potente di inclusione sociale e crescita personale.

La prima edizione di “Obiettivo Passepartout” aveva coinvolto oltre mille studenti provenienti da sette istituti comprensivi distribuiti in sei regioni italiane: Emilia-Romagna, Lombardia, Liguria, Piemonte, Trentino-Alto Adige e Puglia. Più di venti atleti paralimpici di Obiettivo3 avevano preso parte all’iniziativa, affiancati da tecnici e dirigenti, portando nelle scuole non solo competenze sportive ma anche esperienze di vita.

Gli incontri, svolti in orario scolastico, si erano articolati in due momenti distinti. Una prima parte in aula era stata dedicata alle testimonianze degli atleti, che avevano raccontato il proprio percorso di rinascita attraverso lo sport, supportati da immagini e video. A seguire, studenti e studentesse avevano avuto l’opportunità di mettersi alla prova in palestra o nei cortili, sperimentando direttamente discipline e ausili paralimpici.

Particolarmente significativo era stato il ritorno del progetto a Genova, territorio già profondamente legato ai valori di Obiettivo3. Proprio qui, nel 2020, era transitata la prima edizione della Staffetta Obiettivo Tricolore, con una tappa simbolica partita dal Ponte Morandi, luogo carico di significato per la città e per tutto il Paese. Un passaggio che aveva unito memoria, rinascita e sport, rafforzando il legame tra il progetto e il territorio ligure.

In questo contesto si era inserito anche l’incontro del 26 febbraio al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, dove una sessantina di studenti delle classi terze e quarte aveva partecipato all’iniziativa. Protagonisti della giornata erano stati gli atleti Eleonora Mele e Fabio Radrizzani.

Mele, paraciclista originaria di Busto Arsizio ma da tempo residente in Liguria, aveva raccontato il proprio percorso sportivo, costellato da convocazioni in Nazionale e da importanti risultati internazionali, tra cui una medaglia di bronzo in Coppa del Mondo e due agli Europei su pista. Radrizzani, di Ventimiglia, aveva portato la sua esperienza di atleta della Nazionale e pluricampione italiano, rappresentando un ulteriore esempio di eccellenza sportiva legata al territorio ligure.

Dopo il momento di ascolto, gli studenti avevano potuto vivere un’esperienza diretta insieme agli atleti, provando i mezzi nel cortile della scuola. Un’occasione concreta che aveva reso ancora più forte il messaggio di inclusione, consolidando il legame tra Obiettivo3, Genova e l’intera Liguria.

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