Addio a Beppe Savoldi, il calcio italiano piange “Mister due miliardi”. Il fratello Titti giocò nella Sampdoria

di R.S.

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51 anni fa il suo passaggio dal Bologna al Napoli aveva fatto scalpore per l'entità economica della contropartita

Addio a Beppe Savoldi, il calcio italiano piange “Mister due miliardi”. Il fratello Titti giocò nella Sampdoria

Il mondo del calcio italiano è in lutto per la scomparsa di Beppe Savoldi, morto all’età di 79 anni. Attaccante tra i più prolifici degli anni Settanta, Savoldi ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio grazie ai suoi gol e a un trasferimento che fece epoca.

A dare la notizia è stato il figlio Gianluca, che ha seguito le orme del padre intraprendendo a sua volta la carriera calcistica. Il fratello Gianluigi "Titti", scomparso a soli 58 anni nel 2009 dopo una lunga malattia, era stato anch'egli calciatore di successo e aveva giocato per tre anni, dal 1976 al 1979, nella Sampdoria, per 62 presenze e 4 gol.

Savoldi (nella foto è a sinistra, con l'amico e ammiratore Peppino di Capri) è ricordato soprattutto per il suo straordinario fiuto del gol e per una carriera vissuta da protagonista con maglie importanti. Dopo essersi messo in luce con l’Atalanta e soprattutto con il Bologna, raggiunse l’apice della notorietà con il trasferimento al Napoli nel 1975.

Quell’operazione segnò un momento storico: il Napoli lo acquistò per la cifra record di due miliardi di lire, una somma mai vista prima nel calcio italiano. Da quel momento, Savoldi fu per tutti “Mister due miliardi”, simbolo di un calcio che iniziava a cambiare volto anche sul piano economico.

In campo, però, Savoldi seppe giustificare le aspettative. Era un centravanti completo: potente, preciso, capace di segnare in ogni modo e decisivo nei momenti chiave. I suoi gol contribuirono a rendere memorabili stagioni e a consolidare il suo status di bomber di razza.

Con la sua scomparsa se ne va uno dei protagonisti di un’epoca iconica del calcio italiano, quando i grandi attaccanti erano simboli di intere città e le loro imprese rimanevano scolpite nella memoria collettiva. Oggi, “Mister due miliardi” lascia un’eredità fatta di gol, passione e storia.

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