Sabato, 20 aprile 2019  

15 aprile 2019: tra un anno esatto Genova avrà il nuovo ponte?

Il sindaco Bucci ripete: "Possiamo farcela, non ci sono ostacoli". Ecco cosa dice il cronoprogramma
2019-04-15T21:16:15+00:00

“Il ponte dovrà essere visibile, almeno per quanto riguarda gli impalcati a fine 2019 e dovrà essere percorribile il 15 aprile del 2020”. Così il sindaco-commissario Marco Bucci indicava, lo scorso 18 gennaio, l’esatta scadenza per la consegna del nuovo viadotto sul Polcevera. Una data scritta nero su bianco nel contratto unico di affidamento dei lavori di demolizione e ricostruzione alle aziende Fincantieri, Italferr, Salini Impregilo, Fagioli, Ireos, Ipe Progetti e Vernazza (che poi si è sfilata).

A quella data mancano esattamente 365 giorni. “A oggi sono convinto che riusciremo a farcela, potremo rispettare i tempi che ci siamo prefissati e quindi rendere il nuovo ponte percorribile il 15 aprile 2020”, dice Bucci a Tursi. Questo anche ipotizzando che vengano trovate tracce di amianto anche nelle pile 10 e 11, quelle strallate.

Ma al di là di allarmismi e rassicurazioni, a che punto siamo davvero?

La demolizione è in ritardo, anche se c’è tempo per recuperare. Il cronoprogramma ufficiale prevedeva di liberare l’area della pila 8 entro il 25 marzo, mentre domani (16 aprile) scadrebbe il termine per la pila 7. Al momento, invece, procedono con ritardi dovuti al vento le operazioni per lo smontaggio della pila 5 con le maxi gru. Ogni pila sul moncone ovest vorebbe essere smontata in 15 giorni. Ammettendo di riuscire a lavorare in contemporanea, l’area non potrebbe essere liberata prima di metà maggio.

A complicare tutto è stata la decisione di procedere – per ora – senza esplosivo. Il calendario concordato a inizio marzo con la Procura e la ditta specializzata stabiliva di demolire sul moncone ovest la pila 8 il 9 marzo, e sul moncone est la pila 10 il 23 marzo e la pila 11 il 9 maggio. Al momento invece non ci sono date certe per la parte a levante, così come non è stato deciso definitivamente quale tecnologia utilizzare.

“Se il ponte è stato fatto con sabbie provenienti dal territorio ci aspettiamo che possa contenere amianto in forma naturale, anche se su soglie bassissime – ha detto Bucci -. Al momento le opzioni per la demolizioni sono due, con o senza esplosivo, ma ancora non esiste un piano che non preveda l’uso della dinamite. Piuttosto – aggiunge Bucci – stiamo vedendo quali siano tutte le procedure possibili per isolare qualsiasi tipo di contaminazione ambientale”.

Il passo indietro è figlio dell’esposto presentato in Procura dal comitato Liberi Cittadini di Certosa, in seguito al quale i campionamenti effettuati da Arpal hanno evidenziato lievi tracce di amianto naturale nel calcestruzzo. Quanto basta per stravolgere i piani. Da cronoprogramma, a metà giugno il lato est dovrebbe essere completamente sgombro per poter iniziare a costruire.

La ricostruzione inizia effettivamente in questi giorni, con le prime opere propedeutiche alle fondazioni. In un comunicato la cordata PerGenova annuncia la posa del palo per la pila 6: “Il palo viene trivellato fino ad una profondità di 46 metri ed è il primo degli 11 pali che sosterranno il basamento della pila numero 6. Sarà questa la prima parte dell’opera che, invisibile dall’esterno perché totalmente nel sottosuolo, darà solidità al nuovo viadotto. La fase di costruzione è stata avviata in seguito alle attività propedeutiche iniziate nelle scorse settimane e arriva pochi giorni dopo gli esercizi di stress del palo-prova”.

Nel contratto unico si parla anche di metà maggio per la partenza delle palificazioni sul lato ovest e metà giugno sul lato est. Nel frattempo gli stabilimenti Fincantieri in tutta Italia preparano gli impalcati in acciaio. Dei piloni che dovranno sostenerli, però, non c’è traccia.

In parallelo procede con tempi molto dilatati il lavoro della magistratura. Il secondo incidente probatorio, quello che dovrà accertare le cause vere e proprie del crollo, inizierà il 2 maggio. La Procura procede per dissequestri progressivi. Finora le autorizzazioni sono sempre arrivate, ma non si possono escludere stop futuri se servirà acquisire nuove prove.

Il commissario Bucci non ha mai arretrato di un passo: si consegna il 15 aprile 2020. “Non vedo ostacoli che possano far squillare un campanello d’allarme” in tema di cantieri. “Se non riesce a fare qualcosa in un determinato giorno se ne fa un’altra”.

Bucci conferma pure che presto, forse entro il periodo delle festività pasquale, potrà avvenire l’apertura di via Fillak, l’unica via di collegamento tra Valpolcevera e centro città ancora chiusa perché in zona rossa. “Le ultime due torri di supporto delle pile sono quasi pronte – ribadisce -. Appena toccheranno il ponte, se non a Pasqua sarà il lunedì dell’Angelo, dovremo aprire via Fillak e procedere con il rientro degli sfollati nelle loro case”.

Anche il ministro Toninelli di recente ha sottolineato: “Non tollero un giorno di ritardo”. Più cauto il suo vice Rixi: “Speriamo che nessuno blocchi il nuovo ponte”. Il direttore generale di Fincantieri, nonché presidente di PerGenova, Maestrini, ripete: “A fine 2019 un ponte che si veda e a metà aprile 2020 un ponte che funzioni. Non ci sono motivi ostativi”. Intanto in Valpolcevera un occhio è sempre puntato al meteo. Perché basta qualche raffica di vento, e tutto si ferma.

Fabio Canessa

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