Violenza nei carceri di Genova e la Spezia, Sappe: "Servono interventi strutturali, non slogan"
di v.f.
“Respingiamo con forza la narrazione secondo cui la Polizia Penitenziaria sarebbe un ‘agnello sacrificale’ o, al contrario, l’unico argine ai problemi del sistema. La realtà è più complessa e richiede interventi strutturali, non slogan”. Lo afferma in una nota il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), intervenendo sugli episodi di
violenza registrati negli istituti di Casa circondariale di Marassi e La Spezia ed alle considerazioni espresse da un sindacato confederale minoritario.
“Ogni aggressione ai danni del personale è inaccettabile e va condannata senza ambiguità. Ma non si può continuare a trasformare singoli episodi in strumenti di propaganda o in giustificazione di letture semplicistiche. Il sovraffollamento, la carenza di organico, la presenza di detenuti con gravi fragilità psichiatriche e le difficoltà organizzative sono problemi strutturali che dipendono da scelte politiche e amministrative di lungo periodo”, sottolinea il sindacato.
Secondo il SAPPE, “non basta invocare cambi ai vertici o paragoni calcistici per risolvere criticità radicate. Le carceri non sono squadre di calcio: servono investimenti, assunzioni stabili, formazione adeguata e un coordinamento reale tra area penitenziaria e sanitaria. E bisognerebbe avere più rispetto per i pensionati, persone che hanno
svolto il loro servizio con grande senso del dovere ed abnegazione, combattendo anche per assicurare i diritti, le tutele e le garanzie sindacali a coloro che oggi dimostrano di non avere alcun rispetto”.
Il sindacato evidenzia inoltre che “attribuire automaticamente la violenza a fattori identitari o nazionalità dei detenuti non aiuta a comprendere il fenomeno e rischia di alimentare tensioni. Le aggressioni sono spesso il risultato di un sistema sotto pressione, dove operatori e reclusi vivono condizioni difficili. Lo dovrebbe sapere bene il
sindacato confederale minoritario, che sostiene un nuovo indulto differito a favore dei detenuti (come se non fosse bastato quello del 2006 che fece uscire dalle carceri del Paese 26mila ristretti, per buona parte tornati in cella poco tempo dopo…). Il SAPPE preferisce chiedere alle Istituzioni, tutte le istituzioni, più uomini, mezzi e tecnologia
per aumentare tutele ed operatività della Polizia Penitenziaria”.
“Chiediamo al Ministero della Giustizia un piano straordinario che affronti insieme sicurezza, dignità del lavoro e funzione rieducativa della pena, come previsto dalla Costituzione. La Polizia Penitenziaria deve essere messa nelle condizioni di operare con strumenti adeguati, senza essere usata come capro espiatorio né come scudo retorico”,
conclude il SAPPE.
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