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Tutte le attese della siderurgia in Italia

di Marco Innocenti

Tutte le attese della siderurgia in Italia

Ancora scioperi e blocchi stradali stamani, come del resto era previsto, perché dal punto di vista sindacale nessuno si fida della complicata e confusa situazione nazionale della siderurgia. Si annunciano incontri, come quello dei prossimi giorni a Genova del ministro Orlando, mentre mancano gli appuntamenti nazionali sia pure genericamente annunciati. La novità stamattina è però venuta dal Consiglio di Stato che ha ritenuto non fondata la decisione di bloccare la produzione dello stabilimento di Taranto per quel che riguarda specificamente la Lavorazione a caldo. Non ci sono i pericoli eccessivi di inquinamento del territorio. In parole povere, il Consiglio di Stato è stato meno drastico del Tribunale di Taranto. Il che ha dato un margine di respiro al sindacato, preoccupato della difficile situazione della cassa integrazione e in particolare del rischio di perdita di posti di lavoro. I temi in campo, come anche in precedenza si è detto a proposito della drammatica situazione della siderurgia italiana, riguardano in particolare le prospettive, più che concrete, d’una ripresa produttiva nel volgere di pochi mesi.

Una ripresa europea e mondiale che dovrebbe fare leva sul potenziale della produzione di acciaio e di lamiere. In questo contesto il ruolo della ex Ilva sarebbe determinante con grande interesse per l’Italia, considerato il fatto che tutti gli osservatori prevedono una netta ripresa produttiva a livello europeo con il crollo di fatto della pandemia. Sarebbe di fatto un suicidio economico e finanziario mettersi al di fuori della corsa alla ripresa. Al tempo stesso però sulla ex Ilva, mentre proseguono i passaggi giudiziari sull’argomento, incombe l’esigenza d’una ristrutturazione produttiva con un netto ammodernamento in chiave ecologica della produzione a caldo.

A Taranto tutto l’impianto d’una struttura che occupa oltre 10 mila dipendenti e crea un indotto quasi analogo ha una sostanziale urgenza di ammodernamento e di messa in funzione al di fuori di ogni pericolo di inquinamento del territorio. Si tratta di pesanti investimenti che, con ogni probabilità hanno meso in atto la frenata da parte del gruppo Arcelor Mittal che, ormai, ha  deciso di  cedere il ruolo di leadership in consiglio d’amministrazione a favore della Cdp e dei suoi soci di minoranza. Toccherà quindi sul piano concreto al capitale pubblico di investire sulla ristrutturazione dell’intero assetto produttivo, puntando, nello steso tempo, a eliminare tutti i rischi di inquinamento molto pesanti su Taranto da troppi anni. La messa ma punto di Taranto coinvolgerà come conseguenza positiva anche gli stabilimenti di Genova e di Novi Ligure, non coinvolti nelle tormentate problematiche  tarantine e dovrebbe consentire  il salvataggio non solo della produzione specifica quanto quella dei livelli occupazionali.  

La situazione generale per il momento non induce all’ottimismo e di questo i sindacati sono fin troppo consapevoli , dopo  le complesse trattative, tutte finite senza alcun esito, degli anni scorsi, svolte da tre governi e altrettanti ministri tutti di colori politici diversi. Vedremo nelle prossime settimane, dopo la visita a Genova del ministro Orlando e degli incontri previsti, ma non ancora fissati, a Roma con il ministro Giorgetti che dovrebbe confrontarsi con i vertici della ex Ilva e con i sindacati, quali potranno essere i potenziali percorsi e quali le prospettive concrete  sul piano operativo. E’ indubbio che, sommando gestioni che possono risalire anche a più di trent’anni fa, sono stati commessi gravi errori di gestione e sono stati sottovalutati i gravissimi rischia ambientali (a Taranto e non a Genova e a Novi Ligure per essere molto chiari). Ma non si può piangere sugli errori o anche su valutazioni sbagliate quando le esigenze del mercato incombono. Non si può tornare a un passato di pause e di rinvii.