Trasporto pubblico, un utente su tre segnala molestie: la sicurezza percepita resta una sfida per la mobilità urbana
di Redazione
Il trasporto pubblico continua a rappresentare il pilastro della mobilità urbana, utilizzato da oltre l’80% degli utenti intervistati. Tuttavia, accanto all’elevato ricorso a metropolitane, treni e autobus, emerge una diffusa percezione di insicurezza che condiziona le abitudini di viaggio, soprattutto nelle ore serali e nelle aree periferiche.
È quanto emerge dall’indagine “Sentirsi al sicuro sui mezzi pubblici: una priorità per tutti”, presentata all’Università degli Studi di Milano nell’ambito della collaborazione con l’Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale del bacino della Città Metropolitana di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia.
L’incontro si è aperto con gli interventi istituzionali della Rettrice Marina Brambilla e della delegata del Sindaco di Milano alle Pari Opportunità di Genere, Elena Lattuada. Successivamente sono intervenuti Francesca Zajczyk, presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia TPL, e Jacopo A. M. Scarì, Mobility Manager dell’Ateneo, entrambi coordinatori della ricerca.
Secondo quanto evidenziato dallo studio, il tema della sicurezza rappresenta oggi un fattore determinante per la qualità della vita e per la scelta di utilizzare il trasporto pubblico. La ricerca ha coinvolto oltre 3.500 persone attraverso un questionario online, raccogliendo le opinioni di studenti, dottorandi, specializzandi, lavoratori e personale universitario. La partecipazione femminile ha superato il 60% del totale dei rispondenti.
I dati mostrano che l’82% degli intervistati utilizza abitualmente il trasporto pubblico. La metropolitana si conferma il mezzo più impiegato, con oltre il 35% degli spostamenti, seguita dal treno con il 32%. Tram, autobus e filobus rappresentano l’11% dei viaggi, mentre il passante ferroviario si attesta al 4%. Una parte degli utenti continua a utilizzare l’auto privata, motocicli o mezzi sostenibili come bicicletta e spostamenti a piedi, spesso per ragioni legate alla comodità, alla salute o alla sostenibilità ambientale.
Nonostante l’ampio utilizzo della rete di trasporto, il senso di sicurezza varia sensibilmente in base al contesto. La metropolitana risulta il mezzo percepito come più sicuro, ma lo studio sottolinea come la sicurezza non dipenda soltanto da dati oggettivi. Illuminazione adeguata, pulizia degli spazi, presenza di personale e affollamento influenzano infatti in modo significativo la percezione degli utenti.
Tra gli elementi che contribuiscono maggiormente a far sentire sicuri i viaggiatori figurano la presenza di altri passeggeri e una buona illuminazione. Per il personale universitario e i docenti è importante anche la vicinanza di attività commerciali aperte, mentre gli studenti attribuiscono particolare valore alla presenza delle forze dell’ordine. Emergono inoltre differenze di genere: le donne prestano maggiore attenzione alle caratteristiche dell’ambiente e ai luoghi poco frequentati, mentre gli uomini tendono ad associare il senso di insicurezza soprattutto a episodi di illegalità o a situazioni di forte affollamento.
Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda le esperienze dirette di molestie. Circa il 29% dei partecipanti ha dichiarato di aver vissuto almeno un episodio di questo tipo durante i propri spostamenti. Le forme più frequenti sono gli apprezzamenti verbali indesiderati, segnalati dal 43% delle donne che hanno subito molestie. Seguono i contatti fisici inappropriati, indicati dal 25% degli intervistati e con una maggiore incidenza tra le donne rispetto agli uomini. Questi ultimi, invece, riportano più frequentemente episodi legati a minacce, aggressioni o furti.
La ricerca evidenzia inoltre un fenomeno particolarmente preoccupante: in oltre il 70% dei casi segnalati nessuno interviene in aiuto della vittima. Si tratta del cosiddetto “bystander effect”, ovvero la tendenza dei presenti a non reagire durante una situazione critica, spesso nella convinzione che qualcun altro possa intervenire. Nei mezzi pubblici questo comportamento contribuisce ad accrescere il senso di isolamento e vulnerabilità delle persone coinvolte, in particolare delle donne e dei più giovani.
Le conseguenze di tali esperienze non si limitano al singolo episodio. Donne, anziani, persone con disabilità e appartenenti a minoranze etniche risultano infatti maggiormente esposti al rischio di ridurre i propri spostamenti o modificare le proprie abitudini per timore di situazioni percepite come pericolose, con possibili ricadute sull’inclusione sociale e sull’accesso equo alla mobilità.
Nelle conclusioni dello studio emergono alcune priorità indicate dagli stessi intervistati per migliorare la sicurezza percepita. Tra queste figurano il rafforzamento della presenza visibile di personale e forze dell’ordine, l’estensione dei sistemi di videosorveglianza, il miglioramento dell’illuminazione e della manutenzione delle infrastrutture, oltre a campagne di sensibilizzazione volte a promuovere una maggiore responsabilità collettiva e una cultura del rispetto negli spazi pubblici.
L’indagine conferma così che la qualità del trasporto pubblico non può essere misurata soltanto in termini di efficienza e puntualità, ma deve comprendere anche la capacità di garantire a tutti gli utenti un’esperienza di viaggio sicura, inclusiva e accessibile.
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