Tragedia Morandi, l’ira di Egle Possetti: «Fango sul progettista per coprire le mancate manutenzioni»

di Luca Pandimiglio

«Lottiamo per dare dignità ai nostri morti e per far sì che nessun altro debba vivere il vuoto incolmabile che proviamo noi ogni giorno»

Il dibattimento sul crollo del Ponte Morandi entra in una fase delicata e accesa. Ai microfoni di Liguria Live, Egle Possetti, Presidente del Comitato Ricordo Vittime Morandi, ha espresso duramente il proprio sdegno per le ultime strategie difensive emerse in aula, che tentano di spostare l'asse delle responsabilità direttamente sul progettista dell'opera, Riccardo Morandi, scomparso nel 1989.

Alcune difese hanno recentemente sostenuto che il ponte fosse "nato male" e che lo stesso ingegner Morandi avesse nascosto i difetti strutturali per orgoglio. «Trovo allucinante e sgradevole che si tenti di insultare la figura del progettista che non può più difendersi», attacca Possetti. «Morandi, dieci anni dopo la costruzione, scrisse una relazione chiarissima evidenziando le criticità e dando l’allarme: fu completamente inascoltato. Tentare oggi di dire che il ponte è caduto per "difetti congeniti" o per il freddo è una banalizzazione che offende la memoria delle 43 vittime».

Il timore dei familiari è che il processo si trasformi in una palude burocratica. Possetti sottolinea una disparità di trattamento percepita nel sistema giustizia italiano: «In questo Paese sembra che i "colletti bianchi" siano intoccabili. Se uno ruba un chilo di mele la giustizia è rapidissima, ma quando ci sono grandi responsabilità e grandi stipendi, si scatena l'inferno dei cavilli. Non possiamo accettare che la colpa sia sempre di qualcun altro: chi aveva il potere di controllo doveva esercitarlo».

L'intervista si è poi spostata sul tema della sicurezza attuale, citando i recenti allarmi sui palazzi genovesi e lo stato ammalorato di Corso Europa. Per la portavoce del comitato, la tragedia del 14 agosto 2018 non ha ancora insegnato abbastanza:  «Per anni si è creduto che il cemento armato fosse eterno. Ora ci troviamo a rincorrere manutenzioni su una rete che ha superato i 60 anni di vita utile» continua risoluta «Non si può delegare il monitoraggio alle stesse società che gestiscono le autostrade e che hanno interesse a massimizzare i profitti. Serve uno Stato forte che torni a vigilare con ispettori indipendenti».

Egle Possetti conclude con un monito: il "Ricordo" (parola scelta non a caso rispetto a "memoria") deve servire come segnale attivo per la politica. «Lottiamo per dare dignità ai nostri morti e per far sì che nessun altro debba vivere il vuoto incolmabile che proviamo noi ogni giorno».

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