Sturla, il “giardino dei polpi” funziona: anfore colonizzate e primi segni di ripopolamento

di Luca Pandimiglio

Il progetto è iniziato nell’aprile 2025 con l’immersione di circa cento anfore distribuite su un’area di circa un chilometro quadrato

Un esperimento inizialmente considerato insolito si sta rivelando un modello concreto di tutela dell’ambiente marino lungo la costa di Genova. Al largo della baia di Sturla, nel cuore del litorale cittadino, è nato il progetto “The Shelter – Il giardino in fondo al mare” ideato da The Underwater Dome, che prevede la posa di anfore in terracotta sui fondali per favorire il ripopolamento dei polpi.

L’iniziativa, seguita dal Circolo Nautico Sturla e da diverse realtà subacquee locali, ha visto il coinvolgimento di biologi, volontari e associazioni del territorio. Tra i promotori anche operatori e tecnici del mondo subacqueo che hanno lavorato alla progettazione e alla posa delle strutture.

Il progetto è iniziato nell’aprile 2025 con l’immersione di circa cento anfore distribuite su un’area di circa un chilometro quadrato, individuata per le sue caratteristiche favorevoli: fondali sabbiosi, presenza limitata di posidonia e condizioni adatte all’insediamento dei cefalopodi. Le anfore sono state collocate a distanza regolare per rispettare la territorialità dei polpi e garantire un ecosistema equilibrato.

A distanza di un anno, i risultati confermano l’efficacia dell’intervento. Durante le attività di monitoraggio, i biologi hanno rilevato la presenza di polpi in circa trenta anfore, mentre in numerosi altri casi sono stati osservati segni evidenti di utilizzo, come rifugi temporanei e tracce di attività. Solo una piccola parte delle strutture è rimasta inutilizzata, segno di un alto tasso di colonizzazione.

“È un progetto di rigenerazione dell’habitat marino che dimostra come interventi mirati possano restituire equilibrio all’ecosistema”, ha spiegato Mario Puzone, responsabile della onlus Underwater Dome, sottolineando come l’iniziativa si basi su conoscenze scientifiche legate al comportamento dei polpi e sulla loro naturale capacità di adattamento.

Il progetto ha anche una forte valenza ambientale e sociale. “Il mare sta già rispondendo: le anfore vengono colonizzate e stiamo osservando segnali concreti di ripopolamento”, ha spiegato Stefano Sibona, responsabile area subacquea gli operatori subacquei coinvolti nelle attività di monitoraggio.

Un contributo importante è arrivato anche dalla comunità locale, inclusi i pescatori, che hanno scelto di rispettare l’area evitando la cattura dei polpi presenti, favorendo così il processo di rigenerazione.

L’idea si ispira a tecniche antiche già utilizzate nel Mediterraneo, dove le anfore venivano impiegate per la pesca dei polpi. In questo caso, però, il principio è stato ribaltato: non uno strumento di cattura, ma una vera e propria “nursery” naturale per la fauna marina.

Il progetto si inserisce in una rete più ampia di iniziative analoghe nel Mediterraneo, con collegamenti anche a esperienze in località come Talamone e la Sicilia, con l’obiettivo di creare un corridoio ecologico marino per la tutela della biodiversità.

I dati raccolti finora indicano un buon livello di compatibilità ambientale e confermano che interventi di questo tipo possono contribuire in modo efficace al ripristino degli ecosistemi marini. Il prossimo appuntamento per il monitoraggio scientifico è fissato per il 29 aprile, quando subacquei e biologi analizzeranno in modo approfondito lo stato delle anfore e i risultati del ripopolamento.

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