"Storia futura", Cingolani: "La transizione può essere bagno di sangue: non è pranzo di gala"

di Marco Innocenti

Sull'ex-Ilva: "Facciamo l'acciaieria più verde d'Europa, poi però servono accordi internazionali per rendere appetibile l'acciaio prodotto"

"Storia futura", Cingolani: "La transizione può essere bagno di sangue: non è pranzo di gala"

A chiudere i lavori della mattinata a "Storia Futura", il convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria ai Magazzini del Cotone è il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. "Noi siamo in presenza di una trasformazione epocale - ha detto il ministro - Adesso abbiamo l'obiettivo di ridurre la Co2 per controllare il riscaldamento globale. Se vediamo chi sta contribuendo alla produzione di gas serra è la mobilità, il riscaldamento, la manifattura industriale. Se interveniamo su questi, stiamo intervenendo su tutto. Per quanto ci siano grandi risorse da usare, non si tratta di una cena di galà radical chic. Noi dobbiamo costruire un percorso di sostenibilità che nei prossimi 30 anni consenta di arrivarci ma anche di non entrare in un'impossibile decrescita felice che metterebbe in ginocchio milioni di famiglie".

"Se oggi avessimo il 30-40% di auto elettriche, avremmo anche il problema di ricaricarle con energia verde perché se io le ricarico con energia prodotta con carburanti fossili, annullo il vantaggio. E' un'enorme trasformazione tecnologica del paese. ma c'è anche un altro problema: noi abbiamo 35 milioni di auto e 12-13 milioni sono Euro 0-1-2. Ma non è che alla gente piace tenere auto vecchie e che inquinano ma perché non hanno i soldi per cambiarla con una più moderna e meno inquinante. Devo creare una transizione che non lascia indietro nessuno. Queste due cose sono per certi versi antitetiche ma sono sullo stesso piatto della bilancia".

"Il governo sta lavorando alla creazione di una rete di infrastrutture di ricarica, circa 20mila in tutto il paese ma a monte di quest'inizuiativa c'è un investimento di 4 miliardi e mezzo. Se noi aumentiamo la percentuale di energia elettrica prodotta, questa deve avere una rete capace di gestire una domanda di energia notturna, quando non c'è l'eolico o il solare. Ecco perché la transizione alla mobilità elettrica non si fa in un anno. C'è poi il tema dei veti che arrivano dal terrtitorio: è un punto fondamentale perché dobbiamo installare 70 miliardi di watt nei prossimi anni. Ma non c'è un piano B perché se non installiamo la rinnovabile, non si va verso l'elettrico. Il vero limite è quello della pipeline delle autorizzazioni che chiedva prima 1500 giorni e ora un quinto del tempo. C'è un problema di valutazione di impatto ambientale e paesaggistico ma abbiamo trovato la quadra con una valutazione congiunta fra ministero della transizione energetica e ministero dei beni culturali".

E sulla questione ex-Ilva: "Fatto il corso della giustizia, dobbiamo essere molto ambiziosi e fare l'acciaieria più verde d'Europa. Inizialmente si può anche andare a metano ma poi si deve passare all'irdogeno. Prima di tutto perché c'è un problema di salute publica e poi per tenere in piedi la nostra produzione. Poi però dobbiamo avere accordi internazionali che consentano a questo acciaio verde di essere più appetibile, sennò se poi gli acquirenti vanno a comprare l'acciaio da quei paesi che bruciano carbone, la concorrenza diventa sleale".