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Signorini e Sommariva ai vertici dei porti liguri

di Paolo Lingua

Le previsioni della vigilia sono state confermate e le nomine sono arrivate, forse, con un lieve anticipo sui tempi previsti. Segno che anche a livello di governo, vista la difficile situazione economica, si è preferito chiudere le partite che non avevano sostanziali inciampi od opposizioni politiche. Anche perché il settore portuale è uno dei punti più delicati dello sviluppo economico e quello che, pur avendo subito in questi mesi pesanti cali in alcuni settori (anche superiori al 20% della media dei traffici), è pur sempre quel segmento produttivo che può riprendersi più rapidamente. Tra l’altro, proprio in questi giorni, è emerso l’accordo storico e strategico tra la Cina e molti ricchi stati del Far East che potrebbe portare importanti rivoluzioni sui mercati (e quindi sui trasporti marittimi). Per non parlare di quelle che saranno le strategie della nuova presidenza degli Usa a partire dal prossimo gennaio.

Per Signorini la conferma era prevista. Sommariva al porto della Spezia-Carrara arriva dopo una gestione, giudicata positiva dagli addetti ai lavori del porto di Trieste. M;a si tratta d’un genovese che torna nella sua regione. Entrambe le nomine, su proposta del governo, hanno avuto la netta approvazione da parte del presidente della regione, Giovanni Toti (che peraltro, anche la volta precedente aveva proposto Signorini che era dirigente in Regione, dopo un’esperienza romana al ministero dei trasporti).

La presidenza di un’autorità portuale è una carica strategica, anche perché, come si spera e  si auspica, per la fine della pandemia da parte del governo dovrebbe arrivare una nuova riforma – in chiave dinamica e con cultura imprenditoriale – dell’organizzazione degli scali italiani che segue, a distanza di alcuni anni, quella, mai completata, dell’allora ministro Del Rio.

I porti italiani devono superare la cultura del passato che, in gran parte li vedeva come centri per distribuire occupazione e per gestire consensi. Questo in particolare nel Sud. Occorre tagliare una serie di passaggi burocratici per quel che riguarda  il decollo e l’arrivo delle merci, guardando ai modelli degli scali del Nord e occorre un collegamento, in chiave di efficienza e di rapidità di decisioni, tra il governo e i porti soprattutto per rapidi adeguamenti organizzativi  in funzione dei mutamenti di mercato. Occorre anche l’applicazione di tecnologie avanzate e del digitale per essere all’altezza con la concorrenza internazionale.

Signorini ha sul suo tavolo tutte le problematiche in via di sviluppo e di decollo. Sono progetti fermi e pronti alla realizzazione da tempo. C’è la questione dello spostamento a mare della diga foranea e del dragaggio dei fondali per consentire l’accosto delle unità di ultima generazione di maggiore stazza: va seguita la linea evolutiva dello PSA di Prà che è riuscito a ottenere l’innalzamento delle gru per far attraccare navi container di maggior potenziale merceologico. Ci sono tutti i problemi relativi a Ponte Parodi, al riassetto dell’ Hennebique, alla ristrutturazione della Fiera per la realizzazione del  Waterfront di ponente, su disegno di Renzo Piano, oltre che il riassetto del Palasport che avrà altre destinazioni.

Ci sono i riassetti del settore delle riparazioni navali sia di imprese pubbliche, sia di imprese private. A Signorini toccherà lavorare con estrema prudenza sulla vicenda della fusione tra PSA di Prà e il Sech, un progetto quasi concluso ma sul quale un imprenditore – il maggiore tra i titolari di trasporti su gomma – ha annunciato ricorso al Tar. Ma non mancano polemiche e contrasti sullo spostamento – non si sa ancor bene dove – dei depositi petroliferi di Multedo. Al momento della ripresa, finita come ci si augura la pandemia, si dovrà pianificare i traffici crocieristici che vedono coinvolti gli scali di Savona, Genova e La Spezia.

Un fortissimo impegno attende quindi Signorini e Sommariva, anche perché il settore marittimo è la colonna portante dell’economia della Liguria ma è anche il sistema che da solo assorbe più di tre quarti dell’economia marittima italiana. Non ci si può permettere di sbagliare ma soprattutto di restare indietro al resto dell’Europa e del mondo.

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