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Si fingevano ragazze sexy sui social per compiere estorsioni, 4 arresti a Genova

di Redazione

300 mila euro estorti a un genovese grazie a questo trucco

La polizia di Stato di Genova ha arrestato quattro persone accusate di estorsione aggravata. Secondo gli investigatori della squadra mobile, agli ordini del primo dirigente Marco Calì, i quattro (tutti residenti in provincia di Napoli) creavano falsi profili social con identità fittizie a cui venivano abbinate fotografie di giovani donne di bell'aspetto. Dietro i profili si nascondeva il malvivente che li aveva creati il quale, dopo aver stretto virtualmente amicizia tramite il social network ed effettuato qualche conversazione on line, intentava una strategia ricattatoria che si concludeva con la richiesta di una somma di denaro. I malviventi ricontattavano le vittime fingendo di essere appartenenti alle forze dell'ordine, inducendoli a credere di aver avuto contatti virtuali con minorenni, quindi li minacciavano di denunciarli se non avessero pagato.

Le vittime venivano scelte dal gruppo dopo aver esaminato le informazioni reperibili in rete. Una delle due vittime che abita nel Tigullio avendo la disponibilità di consistenti somme di denaro è rimasta soggiogata agli aguzzini per circa tre anni, corrispondendo circa trecento mila euro. L'altra vittima è un commerciante della provincia di Pavia.

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Erano veri e propri "pendolari dell'estorsione" i quattro uomini arrestati dalla polizia di Genova. In manette sono finiti Ivano e Fabio Somma, fratelli di 37 e 48 anni, Cuono Pirolo, 32, e Simone Perillo, 28. Oltre a loro ci sono almeno una decina di persone indagate. L'indagine è partita lo scorso anno dopo la segnalazione di un passante alle volanti della polizia di Rapallo. L'uomo aveva notato un suo amico imprenditore, minacciato pesantemente da due persone. Gli agenti erano intervenuti e avevano trovato addosso ai due una finta pistola e alcune false placchette della polizia. A quel punto era nata l'inchiesta che ha portato ad accertare che la vittima del ricatto, un quarantenne di Rapallo, aveva consegnato in tre anni soldi e gioielli per un valore di circa 300 mila euro. Il capo della banda, Ivano Somma, pregiudicato vicino ad ambienti camorristici, si è finto più di una volta poliziotto mostrando alla vittima distintivo e pistola finta. "Ci devi altri soldi perché abbiamo messo in mezzo un avvocato per evitare che ti arrestino", dicevano alla vittima per prendere ancora soldi.

Gli uomini della squadra mobile di Genova hanno scoperto che il gruppo creava finti profili di donne su Facebook, poi cercava su fonti aperte facoltosi imprenditori delle varie regioni e chiedevano amicizia. Se il malcapitato di turno abboccava, per un paio di settimane andavano avanti scambi di messaggi hot, fino all'arrivo del finto poliziotto. Il falso agente spaventava la vittima dicendo che aveva chattato con una minorenne e che doveva pagare per non finire in galera. La banda era riuscita a spaventare così tanto le vittime che queste pagavano anche le multe prese dagli aguzzini, pur di non essere denunciate. Ivano Somma è stato anche denunciato per stalking perché aveva fatto anche cambiare abitudini di vita all'imprenditore

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