Se l'entroterra è abbandonato anche dallo Stato: a Mignanego chiude la caserma dopo 55 anni

di Gilberto Volpara

3 min, 28 sec

Carabinieri trasferiti nell'ex sede della Forestale sul ponte di San Quirico, già nel Comune di Genova

Se l'entroterra è abbandonato anche dallo Stato: a Mignanego chiude la caserma dopo 55 anni

 

Se a mollare l’entroterra è chi deve tutelarti, allora, tutto diventa più difficile. Negli ultimi tre lustri, Mignanego, paese che ospita il Passo dei Giovi, spartiacque fisico e formale tra Valpolcevera e Vallescrivia, ha subito pesanti depauperamenti dal livello centrale.

Dapprima la chiusura del secondo ufficio postale d’altura, poi la soppressione dell’unico benzinaio, poi lo stop all’attività dello sportello bancario. Il tutto in un paese superiore alle 3000 anime in cui tra gli impegni principali dell’amministrazione spicca il mantenimento del plesso scolastico sui tre ordini di istruzione primaria: obiettivo, la reintroduzione di un servizio nido per fornire una risposta pratica alle famiglie del territorio.

Tuttavia, il sindaco Michele Malfatti, tornato in carica due anni fa, a distanza di un decennio da quando aveva concluso il suo doppio mandato consecutivo, sulla novità dell’estate è lapidario: “In altri casi erano situazioni legate ad aziende private, seppur, in taluni casi con partecipazioni statali. Qui dobbiamo prendere atto di una decisione dell’Arma dei Carabinieri e tutto diventa più doloroso”. Riferimento, l’imminente chiusura della caserma attiva dal 1971 sul versante di fronte al municipio. Trasferimento previsto entro fine anno.  

Lei ha reso pubblica la volontà del Comando, ma quali sono le motivazione e, soprattutto, resta qualche spiraglio per invertire la decisione?

“Sinceramente, non credo. Dico, con altrettanta chiarezza, che l’unica speranza è affidata ai parlamentari genovesi. Confidiamo in loro per spiegare la complessità della situazione ai vertici nazionali o, addirittura, al ministro. Ci siamo permessi d’interessare l’onorevole Matteo Rosso e il vice ministro Edoardo Rixi che, a prescindere dal risultato finale, si sono mostrati sensibili e collaborativi. Dico questo perché, su scala locale, ritengo che ogni margine di manovra sia esaurito”.

In che senso?

“La decisione mi è stata comunicata proprio da chi compone il Comitato di Ordine Pubblico a livello provinciale. Dunque, su scala genovese, immagino che la cosa sia stata abbondantemente vagliata. Mi è stato spiegato che con l’entrata in funzione della caserma sita sul Ponte della Forestale a San Quirico quel presidio fronteggerà la stessa delegazione, Pontedecimo e Mignanego con otto carabinieri invece degli attuali quattro”.

Cosa ha risposto?

“Ho espresso la mia netta contrarietà perché il territorio e la popolazione, così, diventano decisamente più ampi e difficoltosi da dover gestire sotto un unico presidio. A peggiore la questione, l’attraversamento del nodo di Pontedecimo per chi vive e lavora a Mignanego. Mi è stato risposto adducendo alle scarse risorse umane a disposizione dell’Arma, al basso tasso di reati del territorio comunale e a un risparmio economico. Ho ribadito questi concetti, anche, con una nota scritta inviata in primis al ministro Guido Crosetto”.

Crede che in qualche modo la cosa potesse essere evitata?

“Sinceramente, non penso. Certo, si potrebbe dire che offrire all’Arma un sito gratuito sul territorio avrebbe avuto un peso differente nella trattativa, ma noi quella sede non l’avevamo a disposizione. Se l’idea poteva traguardare all’ex osservatorio del colore, oggi divenuto una fortunata sezione di scuola superiore del Gobetti, all’epoca, non avremmo potuto investire 500 mila euro per rendere idonea quella struttura ai desiderata dell’Arma”.

A proposito di valore dell’entroterra, la sua preoccupazione parallela fa rima con servizi sociali. Perché?

“Assieme ad Anci, l’associazione del Comuni Italiani, e a molti colleghi sindaci ci siamo opposti con forza a una delle novità proposte dal nuovo Piano Socio Sanitario immaginato da Regione Liguria. In sostanza, i servizi sociali sarebbero passati dalle realtà comunali a quelle regionali con perdita di servizio e governance locale con ulteriori problemi sul personale dei municipi. Grazie a un impegno non politico, ma amministrativo davvero forte siamo riusciti, per ora, a sventare questa minaccia. Ma il volume sulla questione deve restare alto perché i rischi per il futuro dei nostri paesi e dei rispettivi abitanti sarebbero enormi”.  

 

 

 

 

 

 

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