Sciopero autotrasporto dal 25 al 29 maggio 2026: a rischio la tenuta della logistica italiana

di Redazione

2 min, 4 sec
Sciopero autotrasporto dal 25 al 29 maggio 2026: a rischio la tenuta della logistica italiana

Dal 25 al 29 maggio 2026 il settore dell’autotrasporto italiano potrebbe fermarsi per cinque giorni consecutivi a causa di uno sciopero nazionale proclamato da Unatras. La protesta nasce contro l’aumento dei costi operativi, in particolare l’incremento del prezzo del carburante e le modifiche al sistema di rimborso delle accise sul gasolio professionale.

La mobilitazione coinvolgerebbe su scala nazionale camionisti e imprese del trasporto merci, con possibili ripercussioni sull’intera catena distributiva del Paese. In caso di mancato accordo tra le parti, si prospettano ritardi nelle consegne, difficoltà nei rifornimenti e rallentamenti diffusi lungo le principali filiere industriali e della grande distribuzione.

Un elemento decisivo sarà il tavolo convocato per il 22 maggio a Palazzo Chigi, dove la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontreranno i rappresentanti delle categorie per tentare una mediazione ed evitare il blocco.

Al centro della protesta c’è il tema del costo del carburante, in particolare la revisione del sistema di rimborso delle accise sul diesel professionale. Fino a febbraio 2026 era previsto un beneficio di 26,9 centesimi al litro, mentre le nuove misure introdotte prevedono un credito d’imposta ritenuto dalle associazioni meno vantaggioso e limitato nel tempo.

Secondo le organizzazioni del settore, molte imprese non riescono a beneficiare pienamente degli sconti alla pompa, poiché si riforniscono tramite canali industriali o depositi privati. Questo avrebbe reso le misure meno efficaci rispetto al sistema precedente, generando un aumento stimato dei costi fino a circa 9.000 euro annui per ogni mezzo pesante.

Oltre al tema del carburante, gli autotrasportatori chiedono anche una riduzione dei tempi burocratici per l’accesso ai crediti fiscali, oggi pari a 60 giorni, proponendo di ridurli a 10. Tra le richieste figurano inoltre la sospensione temporanea di alcuni versamenti fiscali e contributivi e una più rapida attuazione dei decreti necessari per rendere operative le misure già previste dal governo.

Le conseguenze di uno sciopero di cinque giorni potrebbero essere significative. Il trasporto su gomma rappresenta infatti la spina dorsale della logistica italiana, movimentando la maggior parte delle merci nel Paese. Un fermo prolungato potrebbe causare scaffali vuoti nella grande distribuzione, ritardi nelle consegne e-commerce, interruzioni nella fornitura di carburanti e rallentamenti nella produzione industriale.

Il rischio è amplificato dalla vicinanza con il ponte del 2 giugno, periodo in cui la circolazione dei mezzi pesanti è già limitata, con possibili effetti a catena che potrebbero estendere i disagi anche oltre i giorni di protesta annunciati.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.