Autotrasporto in crisi: nei prossimi 5 anni in Italia mancheranno decine di migliaia di autisti
di Redazione
Il settore dell’autotrasporto italiano si prepara ad affrontare una fase critica che potrebbe ridisegnarne profondamente gli equilibri nei prossimi anni. Secondo le stime, entro cinque anni circa 86.000 conducenti potrebbero uscire dal comparto, pari al 28% dell’attuale forza lavoro, tra pensionamenti e abbandono della professione.
La carenza di autisti è già oggi una realtà concreta: le imprese della logistica e del trasporto merci segnalano difficoltà crescenti nel reperire personale qualificato, con ripercussioni sull’intera catena distributiva.
Il problema principale è legato al mancato ricambio generazionale. L’età media degli autotrasportatori in Italia supera i 50 anni, un dato superiore alla media europea. Parallelamente, l’ingresso dei giovani nel settore resta insufficiente a compensare le uscite, mentre negli ultimi dieci anni il numero di autisti autonomi si è ridotto sensibilmente.
Poiché circa l’80% delle merci in Italia viaggia su strada, la carenza di conducenti rischia di avere effetti diffusi sull’economia nazionale, incidendo su tempi di consegna, costi logistici e continuità delle forniture. Anche a livello europeo il fenomeno è significativo: secondo le analisi di settore mancherebbero circa 500.000 autotrasportatori.
A confermare la criticità del quadro è anche il Centro Studi Fedespedi, che evidenzia come il settore della logistica e delle spedizioni internazionali registri una crescita della domanda di lavoro a fronte di una persistente difficoltà nel reperire personale qualificato. In particolare, secondo le rilevazioni, si contano oltre 4.000 posizioni scoperte soprattutto nei profili legati alla logistica internazionale e alla gestione delle catene globali del trasporto.
Tra le soluzioni temporanee adottate dalle imprese vi è anche la ricerca di personale all’estero, con particolare attenzione a Paesi extra UE, nel tentativo di accelerare le procedure di inserimento lavorativo e riconoscimento delle qualifiche. Tuttavia, senza nuovi ingressi strutturali, il rischio è quello di un progressivo rallentamento della logistica e di un aumento generalizzato dei costi lungo tutta la filiera.
Le difficoltà del settore non riguardano soltanto il livello retributivo. Gli autisti denunciano infatti condizioni di lavoro sempre più complesse, tra cui la scarsità di aree di sosta sicure, la pressione dei tempi di consegna e la lunga lontananza da casa, fattori che contribuiscono a rendere meno attrattiva la professione.
Per diventare autotrasportatore è necessario ottenere la patente C, indispensabile per la guida di veicoli oltre le 3,5 tonnellate, e la Carta di Qualificazione del Conducente (CQC), obbligatoria per il trasporto professionale di merci. Per chi intende lavorare in proprio è inoltre richiesta l’iscrizione all’Albo degli Autotrasportatori.
I costi di accesso alla professione non sono trascurabili: la patente C può arrivare a circa 1.400 euro presso autoscuole private, mentre la CQC richiede un corso obbligatorio di 140 ore con un costo compreso tra 2.000 e 2.500 euro. Considerando anche ulteriori abilitazioni per mezzi pesanti, la spesa complessiva può superare i 4.000 euro.
Sul fronte tecnologico, l’automazione del settore procede lentamente. In Europa le sperimentazioni di camion a guida autonoma sono ancora limitate e la maggior parte dei progressi riguarda sistemi di assistenza alla guida, come frenata automatica, mantenimento della corsia e regolazione adattiva della velocità.
L’innovazione, più che sostituire il conducente, punta oggi a supportarne l’attività, riducendo il carico operativo in un contesto in cui la disponibilità di autisti continua a diminuire e la domanda di trasporto resta elevata.
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