Savona, Tavaroli agli industriali: "Siamo in una permacrisi, in azienda servono decisioni rapide"

di Redazione

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L'esperto di sicurezza in via Gramsci sotto la Torretta

Savona, Tavaroli agli industriali: "Siamo in una permacrisi, in azienda servono decisioni rapide"

 

Giuliano Tavaroli, oggi consulente per la sicurezza, è intervenuto a Savona all'interno di una rassegna organizzata dall'Unione Industriali. Nel suo intervento ha invitato a guardare alla sicurezza delle imprese con una prospettiva diversa rispetto al passato: "Non più solo protezione, ma soprattutto resilienza".

 

In un contesto globale che sta passando dalla policrisi del periodo pandemico a una vera e propria “permacrisi”, caratterizzata da instabilità permanente, accelerazione tecnologica, volatilità economica e tensioni geopolitiche diffuse, le aziende si trovano a operare in uno scenario radicalmente diverso da quello di pochi anni fa. Cosa fare? "In questo quadro, la cybersecurity non può più essere considerata esclusivamente un tema tecnico o informatico. Riguarda la capacità dell’impresa di proteggere le proprie comunicazioni, le informazioni strategiche e la continuità delle proprie attività, preservando allo stesso tempo fiducia, competitività e reputazione" ha detto Tavaroli.

 

Oggi, gli attacchi cyber non sono più soltanto criminali ma spesso politici, economici o legati ad una sleale competizione industriale: "Sempre più frequentemente si inseriscono in dinamiche geopolitiche più ampie. Il cybercrime è ormai un’economia parallela di dimensioni enormi. A fronte di circa 220 miliardi di dollari spesi globalmente in cybersecurity, i profitti generati dalle attività criminali informatiche vengono stimati tra 1 e 1,5 trilioni di dollari, con danni complessivi che superano i 10 trilioni. In questo contesto il relatore ha chiarito sin dall’inizio il suo approccio. Niente FUD – fear, uncertainty and doubt, nessuna narrativa basata sulla paura, ma piuttosto un tentativo di comprendere lucidamente quali siano oggi le minacce reali e come prepararsi ad affrontarle".

 

Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda la dimensione cognitiva del rischio: tempo e attenzione sono risorse sempre più scarse, mentre imprese e organizzazioni sono sommerse da dati ma spesso prive della conoscenza necessaria per trasformarli in decisioni strategiche.

 

Non sorprende quindi che molte aziende continuino a investire su modelli di sicurezza tradizionali – spesso legati ai rischi fisici – mentre i rischi più urgenti si stanno spostando sul piano digitale e geopolitico.

 

Il punto chiave, tuttavia, non è semplicemente quanto si spende in sicurezza. Tavaroli ha sottolineato con forza che l’organizzazione viene prima della tecnologia. "Strumenti come business continuity, disaster recovery, gestione degli incidenti e assicurazioni cyber sono fondamentali, ma diventano efficaci solo all’interno di una struttura aziendale capace di adattarsi rapidamente agli shock. Le imprese non sono più semplici soggetti economici ma diventano veri e propri attori geopolitici, esposti a pressioni regolatorie, conflitti tecnologici, manipolazione informativa e attacchi alla supply chain digitale. La competizione globale si gioca sempre più attraverso conflitti asimmetrici, dove anche attori apparentemente più deboli possono sfruttare vulnerabilità tecnologiche, economiche o informative per colpire avversari molto più potenti. In questo contesto diventa evidente come il*vero campo di battaglia sia spesso la persona e la sua capacità decisionale". 

 

 

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