Savona, muore dopo tre mesi donna investita durante gara clandestina di velocità
di v.f.
Non ce l’ha fatta la donna savonese di 76 anni, Franca Alessandri. Dopo oltre tre mesi trascorsi in coma farmacologico, il suo cuore ha smesso di battere. Era stata investita alla fine di settembre lungo la provinciale 12, tra Altare e Ferrania, proprio all’ingresso del Parco dell’Adelasia.
Quel pomeriggio, poco dopo le 15.30, una Fiat 500 Abarth lanciata ad altissima velocità aveva perso il controllo in curva, travolgendo la donna mentre passeggiava sul ciglio della strada insieme al marito. Stavano per imboccare il sentiero verso la Cascina Miera, una zona più riparata nel bosco. Non c’è stato il tempo.
L’impatto è stato violentissimo. L’auto è poi finita in una scarpata. Alcuni passanti, sotto shock, hanno immediatamente dato l’allarme. Le condizioni di Franca Alessandri erano apparse da subito gravissime: traumi multipli, ma inizialmente cosciente. Poi il lungo ricovero e il coma. Fino al tragico epilogo.
La Procura ha disposto l’autopsia. Il pubblico ministero Elisa Milocco attende ora gli esiti degli accertamenti. Nel frattempo, il fascicolo aperto inizialmente per lesioni gravissime è stato aggiornato: l’ipotesi di reato è ora gara clandestina aggravata dalla morte.
Fin dai primi rilievi, infatti, sull’incidente si era allungata l’ombra di una corsa illegale. Le testimonianze raccolte dai carabinieri di Cairo hanno delineato uno scenario inquietante: lungo le strade della Valbormida sarebbe stato organizzato un raduno non autorizzato di auto sportive, nato – secondo quanto emerso – da una serie di messaggi sui social. Un incontro tra appassionati, degenerato in una sfida ad alta velocità.
Diversi testimoni hanno riferito di aver sentito i rombi dei motori anche a distanza. Alcuni hanno parlato di una decina di vetture sportive, simili tra loro, che sfrecciavano a gruppi – due, quattro alla volta – come in una competizione improvvisata.
"Sembrava un raduno, ma andavano troppo forte», ha raccontato una donna che stava salendo verso il parcheggio del parco. «Ho suonato il clacson, mi sono spaventata. Non si fermavano». Un’altra coppia ha ricordato: «Avevamo parcheggiato da poco proprio vicino al punto dell’incidente. È stato un attimo. Potevamo esserci noi al posto suo".
In un primo momento si era ipotizzato un rally, ma l’idea è stata subito esclusa: la strada era regolarmente aperta al traffico e non risultava alcuna autorizzazione o chiusura ufficiale.
Alla guida della 500 Abarth c’era un quarantenne residente in Lombardia. È sceso dall’auto con il volto insanguinato, ma per lui sono bastate le medicazioni sul posto. Gli investigatori hanno notato anche un dettaglio: indossava scarpe da guida sportiva, con suola sottile e aderente ai pedali. Un particolare che, insieme agli altri elementi raccolti, è entrato nel quadro delle indagini.
Le altre auto coinvolte nel presunto raduno sono state rintracciate e fermate poco dopo a Ferrania dai carabinieri.
Quel giorno, complice il bel tempo, la zona era frequentata da molte famiglie e camminatori diretti al rifugio. Il bilancio avrebbe potuto essere ancora più drammatico.
Ora si attendono i risultati dell’autopsia e gli sviluppi dell’inchiesta. Resta una comunità colpita, e una domanda che pesa più di tutte: come è stato possibile trasformare una strada aperta al traffico in una pista improvvisata, con conseguenze così tragiche?
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