Sampdoria, la salvezza è stata (anche) una questione di cuore: grazie a chi ci ha messo la faccia rischiando di rimettercela
di Maurizio Michieli
Non ho mai pensato che per essere allenatore della Sampdoria o per guidare la Sampdoria anche in altre vesti fosse requisito indispensabile l'averci militato da calciatore o comunque averla conosciuta prima. Non a caso i tecnici che hanno ottenuto i migliori risultati degli ultimi anni - Marco Giampaolo e Claudio Ranieri - provenivano da altre galassie. Prima di tutto la capacità, la professionalità e l'empatia con l'ambiente, che può creare anche un "foresto" a digiuno di questi colori.
Ma confesso che quando ho visto l'istantanea che pubblichiamo - con l'abbraccio tra Attilio Lombardo, Nicola Pozzi, Gianni Invernizzi ed Andrea Mancini - ho capito che questa salvezza è stata ANCHE una questione di cuore, nel senso che senza quello non sarebbe mai arrivata, tanti e tali erano gli ostacoli lungo la strada. Non sto neanche a enuclearli, perché diventerei stucchevole: il tempo e lo spazio destinato alle critiche e ai responsabili è e sarà altrove. E non basta certo un'inserzione pubblicitaria a pagamento per farli sparire.
In queste poche righe desidero soltanto esprimere un GRAZIE a chi ci ha messo la faccia, il lavoro, lo stress, soprattutto il rischio di sporcare un po' quel fantastico passato con questa maglia. Lo hanno fatto per amore, con il cuore. Non per i soldi. Una lezione per tutti, anche per certi calciatori.
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