Sampdoria, Gigi Cagni a TN: "La salvezza arriva anche con la cultura del pareggio. Prima non prenderle, poi il gol arriva"
di Claudio Baffico
Una lunga carriera prima da giocatore e poi da allenatore, con la possibilità di conoscere da vicino l'ambiente Sampdoria (mister nella stagione 2000-2001 e vice nel 2015). Gigi Cagni ne ha viste tante e non lo ha mai spaventato nulla. Telenord lo ha contattato in esclusiva per conoscere il suo parere sul momento della Sampdoria ed ascoltare le possibili soluzioni proposte.
Un mercato con tanti arrivi e diverse partenze, un organico rivoluzionato per cambiare l'inerzia alla stagione. Si può dire che il campionato della Samporia inizi adesso?
"Siamo arrivati ad un momento in cui guardare a quel che è stato non serve più a nulla. Sicuramente diverse situazioni non hanno funzionato, altrimenti i risultati sarebbero stati diversi, ma tutti i componenti della squadra devono avere un solo imperativo. Guardare avanti, concentrarsi sulle partite che dovranno ancora arrivare e mettere nel mirino la salvezza. L'errore capitale, in estate, è stato quello di dar credito alla tecnologia, svilendo il ruolo dell'uomo di calcio. Tutto è nato da lì, da come è stato allestito l'organico. Poi si può sbagliare, ma l'errore lo deve commettere il dirigente, non maturare perchè hai delegato il tuo lavoro alla tecnologia. Con questo non voglio dire che non si debba usare, ma di certo serve dosarla".
Tornando al mercato. Accogliere nello spogliatoio, a gennaio, dieci giocatori nuovi, non deve essere affatto facile. Ma la dirigenza blucerchiata può avere in parte ridimensionato questo impatto, scegliendo per la stragrande maggioranza ragazzi italiani?
"Ne sono convinto, poter comunicare subito, confrontarsi, senza l'ostacolo della lingua, è un vantaggio non indifferente. Elementi che oltretutto conoscono il nostro calcio, anche se a mio avviso devono trascorrere almeno quindici giorni per adattarsi adeguatamente in un nuovo ambiente. A volte si sottovaluta un aspetto, quelli che arrivano sono già calciatori con trascorsi ed esperienze, certo, devi inquadrarli a secondo della squadra di cui disponi e delle intenzioni che hai sul singolo elemento, ma già con il bagaglio con cui si presentano non possono essere pesci fuor d'acqua. Ovviamente quel che conta è metterli da subito nel loro ruolo, dove in passato hanno reso maggiormente e si sentono a loro agio. La tattica? Quella arriva per ultima, prima bisogna mettere al proprio posto tutti gli altri fattori, dal mentale al fisico".
A livello di spogliatoio, avere tante facce nuove può alleggerire un po' il clima e stemperare la tensione che questi mesi potrebbero aver provocato?
"L'unico modo per alleggerire la situazione è quello di racimolare punti. Si possono fare tanti discorsi, ma se non muovi la classifica è naturale che l'ambiente non sia ideale. E a questo proposito noto come negli ultimi anni si sia un po' persa la cultura del pareggio. Quando io subentrai a Brescia, nel 2017, eravamo praticamente spacciati. Avevamo ancora a disposizione dodici partite e, al di là della sconfitta con la Spal, la squadra ottenne sei pareggi consecutivi. Grazie a questo filotto riuscimmo a salvarci l'ultima giornata. Una squadra come la Samp, in questo momento, ritengo che prima di tutto debba pensare a non subire gol, poi la circostanza per segnarlo arriva sempre".
Da guarire soprattutto il "mal di trasferta", considerando che in casa si registra un miglioramento. Esiste un modo per sfatare questo tabù più rapidamente?
"Torno al concetto che ho appena espresso, bisogna innanzitutto stare attenti ad essere ben coperti e non andare all'arrembaggio facendosi prendere dall'ansia o dall'apprensione. Se ti sbilanci troppo per la voglia di vincere, rischi addirittura di andare sotto, e poi tutto si fa più complicato anche a livello psicologico. Bisogna invece pensare di arrivare vivi al novantesimo, ovviamente cercando di capitalizzare le occasioni che possono capitare nell'arco della gara. Le partite si possono vincere anche all'ultimo minuto, ma già porre le basi per non perdere è una grande cosa, e aiuta psicologicamente a uscire da una situazione pesante".
Come valuta la bagarre salvezza in questa fase della stagione?
"Da allenatore esperto, se fossi in una situazione simile a quella della Samp, farei vedere dei video delle squadre che stanno lottando per il mio stesso obiettivo, iniziando da quelle che sono sotto in classifica. Servirebbe per far vedere che i valori delle altre sono inferiori e dimostrare che l'obiettivo prefissato è raggiungibile. Poi farei vedere quello delle compagini che mi precedono di qualche punto facendo passare il messaggio che anche queste non hanno nulla più della Sampdoria, e dando come stimolo e come obiettivo quello di andarle a prendere. Se guardi dietro ti viene ansia, se guardi davanti sei stimolato a completare l'inseguimento".
Chi può recitare un ruolo determinante in questa fase per dare una svolta alla stagione?
"Gli allenatori, ma non parlo in particolare di quelli della Sampdoria, ma è il ruolo che il calcio di oggi attribuisce a chi sta in panchina. Il motivo è evidente: i giocatori con personalità sono sempre di meno, in tutte le squadre, e di conseguenza il ruolo del leader lo deve interpretare il mister, catalizzare le attenzioni, infondere coraggio e tirare fuori il massimo da ognuno. Non è un caso che il Milan abbia acquistato Modric e trattenuto Ibrahimovic fino a un'età così avanzata. Certo, si tratta di ottimi giocatori, elementi che fanno la differenza, ma la loro personalità rappresenta e ha rappresentato un toccasana per lo spogliatoio, e anche quando la condizione non è più quella di una volta, sotto il profilo del carattere, del temperamento e della personalità risultano ancora determinanti".
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