Sampdoria, a Bologna come contro la Roma: non malissimo ma a mani vuote

di Claudio Mangini

Il titolo sul sito della Gazzetta, pochi minuti dopo la fine della partita, diceva quasi tutto: “Bologna, ecco il vero Arnautovic: doppietta di gran classe, ma la Samp è poca cosa”. Sintesi severa? No, esatta. Perché è vero che Arnautovic (e non solo) lo ha il Bologna e non la Sampdoria. Ed è vero pure che il vantaggio (con la complicità di Audero) è arrivato nel momento migliore della Sampdoria, dopo che Caputo si era mangiato un gol. Ed è vero che il raddoppio è giunto su un infortunio – definizione generosa di Giampaolo, e comunque non certo il primo – di Yoshida. E’ vero pure che su un contatto Medel-Sensi in area si poteva almeno pretendere il check. Ma, fatte salve attenuanti e circostanze, la Sampdoria è apparsa inferiore al Bologna, non è mai parsa in grado di assillarlo, asfissiarlo, non ha mai dato una dimostrazione di forza e sarà pur vero, come dice Giampaolo, che parlare di “garra”, di atteggiamento, sono fesserie, ma la situazione oggi è questa e in archivio va la sconfitta numero 19 su 32 partite. Contro il Bologna come contro la Roma: non malissimo, ma nemmeno bene, e mani vuote.

In tutto ciò fa quasi sorridere la benevola profezia estiva di D’Aversa, cioè andare a caccia, e magari fare pure meglio dei 52 punti di Ranieri, che oggi appaiono un miraggio nel deserto. Certo, allora, si sognava la stagione boom di Damsgaard, si poteva contare su Gabbiadini, Jankto non era ancora stato ceduto, ma i presagi (scelte e programmazione) non erano certo tali da indurre all’ottimismo.

Quel che ne è seguito lo sappiamo tutti, casini societari compresi. D’Aversa ha provato ad arrangiarsi con il suo 4-4-2 arrembante e zoppo (per la mancanza di Jankto o di un sostituto adeguato) ed è andato in altalena fra folate offensive made in Candreva e sbandate difensive. Giampaolo è arrivato inseguendo un equilibrio non facile con il suo 4-3-1-2 che tarpa le ali, anzi l’ala Candreva, e ha limitati sbocchi di fantasia e ispirazione per il gol nel trio offensivo. Aggiungete altre cose che già sappiamo e che dovranno essere tenute ben presente in fase di programmazione del futuro (età media alta, poche risorse di qualità da cui ripartire) e siamo a oggi, meno 6 alla fine. Sulla graticola.

La Sampdoria che insegue il mantra dell’equilibrio in campo spesso assomiglia a un trenino elettrico. Non quelli che alloggiano su un plastico pieno di varianti, ponti, fiumi, passaggi a livelli, ma uno di quelli di 50 anni fa: un percorso monotono, due rettilinei e due curve, con i vagoncini che marciano sempre alla stessa non eccelsa velocità.

Difficile aspettarsi, o pretendere, rivoluzioni a questo punto della stagione. Se D’Aversa ha marciato alla media di 0,909 punti a partita e Giampaolo marcia a 0,9 spaccati, quindi sostanzialmente velocità identiche, vuol dire che, se loro hanno responsabilità, il materiale umano è quello: non eccelso. La Sampdoria, in tutta la stagione, non ha fatto neanche un colpo grosso, una vittoria d’autore. I suoi gioielli, in termini di risultati, sono il 4-0 al Sassuolo e il pareggio con l’Inter. Stop. Il finale è difficile: serve, è indispensabile, fare 3 punti con la Salernitana e rasparne qualcun altro in giro puntando a non perdere il derby. Sabato c’è la Salernitana.