Dall'urgenza alla prevenzione: come cambia l'impatto dell'emofilia
di Chiara Manganaro
Negli ultimi decenni la gestione dell’emofilia ha subito una trasformazione profonda che ha cambiato non solo la prognosi clinica dei pazienti, ma anche la loro qualità di vita, il rapporto con il sistema sanitario e la percezione stessa della malattia. Per lungo tempo l’emofilia è stata considerata una condizione caratterizzata da episodi emorragici improvvisi, spesso gravi e difficili da controllare, che richiedevano interventi urgenti, trasfusioni di fattori della coagulazione e frequenti accessi ospedalieri. Questo approccio “reattivo”, basato sull’intervento dopo il sanguinamento, ha rappresentato per anni l’unica possibilità terapeutica concreta, ma portava con sé conseguenze importanti come il progressivo danno articolare, il dolore cronico e una significativa limitazione della vita quotidiana.
La svolta è arrivata con l’introduzione della profilassi, cioè la somministrazione regolare dei fattori della coagulazione prima che si verifichino gli episodi emorragici. Questo cambiamento ha segnato il passaggio dall’urgenza alla prevenzione e ha rivoluzionato completamente la storia naturale della malattia. Oggi molti pazienti, soprattutto se seguiti precocemente, possono evitare le emorragie spontanee e condurre una vita molto più vicina alla normalità, con una partecipazione scolastica, lavorativa e sociale significativamente migliorata.
In questo contesto un ruolo fondamentale è svolto dai centri specialistici di riferimento, come il Centro di Emostasi e Trombosi dell’Istituto Giannina Gaslini, diretto dal dott. Angelo Claudio Molinari, che rappresenta uno dei punti di riferimento in Italia per la diagnosi e la cura delle coagulopatie congenite. In questi centri non si affronta più soltanto l’emergenza emorragica, ma si costruisce un percorso di lungo periodo che include prevenzione, monitoraggio continuo, educazione terapeutica e supporto multidisciplinare.
La prevenzione, infatti, non riguarda solo la somministrazione dei farmaci, ma anche l’educazione del paziente e della famiglia, il riconoscimento precoce dei segni di sanguinamento, la gestione dell’attività fisica e la prevenzione dei traumi articolari. Questo approccio integrato consente di ridurre drasticamente le complicanze a lungo termine, in particolare l’artropatia emofilica, che in passato rappresentava una delle principali cause di disabilità.
Un altro elemento decisivo nell’evoluzione della cura dell’emofilia è stato lo sviluppo di terapie sempre più avanzate, come i fattori della coagulazione a lunga durata d’azione, che riducono il numero di infusioni necessarie, e le terapie non sostitutive, che agiscono su meccanismi alternativi della coagulazione. In alcuni casi si sta inoltre aprendo la strada alla terapia genica, che rappresenta una prospettiva innovativa e potenzialmente trasformativa, anche se ancora in fase di studio e applicazione selezionata.
Accanto alla medicina clinica, un ruolo altrettanto importante è svolto dalle associazioni dei pazienti, come ARLAFE ONLUS, che rappresenta in Liguria un punto di riferimento fondamentale per le persone con emofilia e altre coagulopatie congenite. Queste associazioni non si limitano al supporto sociale, ma contribuiscono attivamente alla diffusione delle informazioni corrette sulla malattia, alla tutela dei diritti dei pazienti e al dialogo con le istituzioni sanitarie, favorendo un modello di cura sempre più partecipato e centrato sulla persona.
Il passaggio dall’urgenza alla prevenzione ha quindi cambiato profondamente non solo la gestione clinica, ma anche la vita quotidiana delle persone con emofilia. Oggi non si parla più soltanto di “gestire le emergenze”, ma di costruire una vita possibile, attiva e programmata, in cui la malattia è presente ma non domina più ogni aspetto dell’esistenza. La collaborazione tra centri specialistici, come quello del Gaslini, professionisti esperti e associazioni dei pazienti ha reso possibile questo cambiamento, aprendo scenari fino a pochi decenni fa impensabili e trasformando l’emofilia da condizione fortemente invalidante a malattia cronica sempre più controllabile e compatibile con una buona qualità di vita.
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