Associazione Gigi Ghirotti, Bosano a Telenord: “Sul fine vita c’è ancora troppa paura, bisogna imparare a parlarne”
di Katia Gangale - Stefano Rissetto
“Abbiamo scoperto che tante persone cercano informazioni su questi temi e vogliono capire”
Parlare di fine vita, cure palliative e assistenza ai malati senza paura e senza tabù. È questo l’obiettivo del nuovo percorso di sensibilizzazione promosso dalla Fondazione Gigi Ghirotti, raccontato durante “Liguria Live” da Maurizio Bosano, dirigente del sodalizio guidato dal professor Franco Henriquet.
Bosano ha spiegato che la fondazione ha avviato un calendario di incontri pubblici per informare i cittadini sui diritti del malato, sulle cure palliative e sul valore del volontariato: “Non ci si informa mai abbastanza su questi temi, che sono difficili da affrontare. Per questo abbiamo deciso di incontrare associazioni, club ed enti culturali”.
Tra le iniziative, anche una serata al Cinema Sivori dedicata alla Giornata del Sollievo, attraverso la proiezione di un film incentrato sul rapporto tra malattia, memoria e Alzheimer. “Il messaggio di questa giornata è semplice ma dice tutto: ‘Io mi prendo cura’”, ha sottolineato Bosano.
Il presidente dei volontari della Ghirotti ha ricordato come le cure palliative non riguardino soltanto il paziente, ma anche il nucleo familiare: “Quando si entra nella malattia, viene coinvolta tutta la famiglia”. Da qui l’importanza dell’assistenza psicologica, della presenza dei volontari e del sostegno umano accanto alle terapie.
Bosano ha poi ribadito un concetto centrale dell’attività della fondazione: “Anche quando una malattia è inguaribile, resta sempre curabile”. Un approccio che punta a rendere il più possibile vivibile la fase finale della vita, considerata “uno dei momenti più intensi dell’esistenza”.
Secondo Bosano, negli ultimi decenni la società ha progressivamente rimosso il tema della morte: “Si fugge dal fine vita, persino dalla parola morte”. Per questo la fondazione sta lavorando molto anche nelle scuole superiori, coinvolgendo i ragazzi in incontri e momenti di confronto. “La cosa bella è che i giovani vogliono parlarne. Molti ci dicono: ‘Di queste cose non si parla mai’”.
Tra i progetti di sensibilizzazione ci sono anche un monologo teatrale dedicato alla malattia e un canale YouTube che negli anni ha raccolto oltre 400 puntate dedicate a cure palliative, assistenza e testimonianze di vita. “Abbiamo scoperto che tante persone cercano informazioni su questi temi e vogliono capire”, ha spiegato Bosano.
La fondazione punta inoltre a coinvolgere nuovi volontari, anche giovani maggiorenni, attraverso corsi di formazione e percorsi di supporto continuo. “Fare volontariato in questo campo richiede preparazione, umanità e anche sostegno psicologico”, ha concluso.
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