Rixi a Telenord: "Tassa sulla decarbonizzazione? L’UE come un pachiderma addormentato che indebolisce il continente"
di Luca Pandimiglio
"Se continuiamo ad agevolare i porti fuori dal nostro continente e a rendere più difficile arrivare in Europa, ne pagheremo le conseguenze nei prossimi decenni"
Nel corso del convegno nazionale di Angopi, il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi ha ribadito il ruolo strategico dei servizi tecnico-nautici per il sistema portuale italiano, affrontando anche i temi della competitività dei porti europei, dell’impatto dell’ETS e delle tensioni geopolitiche che interessano il Mediterraneo e le principali rotte commerciali mondiali.
Secondo Rixi, i servizi tecnico-nautici rappresentano una delle eccellenze del comparto marittimo nazionale. «I servizi tecnico-nautici italiani sono eccezionali e consentono ai circa 90 scali del nostro Paese di operare in ogni condizione», ha affermato il viceministro, sottolineando la complessità delle manovre che quotidianamente vengono svolte in porti caratterizzati da fondali differenti, aree ambientalmente sensibili e traffici sempre più articolati.
Un contributo determinante, ha spiegato, è garantito dalla collaborazione tra gli operatori del settore e la Guardia Costiera, che permette di assicurare elevati standard di sicurezza sia sotto il profilo della safety sia della security. In un momento in cui i porti rappresentano una leva fondamentale per la crescita economica del Paese e per l’apertura verso nuovi mercati internazionali, Rixi ha evidenziato la necessità di investire sul futuro delle professioni marittime.
«È fondamentale rivalorizzare queste professioni e invitare i giovani ad affacciarsi al mondo della blue economy», ha dichiarato, definendo il settore come un ambito in forte espansione, capace di offrire importanti prospettive occupazionali e di reddito.
Il nodo ETS e la competitività dei porti europei
Nel suo intervento, il viceministro è tornato a criticare il sistema ETS applicato al trasporto marittimo, ritenendolo un elemento di svantaggio competitivo per i porti europei. «L’Unione Europea rischia di indebolire il continente proprio mentre affrontiamo grandi crisi geopolitiche», ha osservato. Rixi ha citato il caso del porto di Genova, evidenziando come migliaia di manovre vengano effettuate ogni anno senza incidenti grazie agli elevati standard di sicurezza garantiti dagli operatori italiani.
Secondo il viceministro, l’attuale applicazione dell’ETS favorirebbe indirettamente gli scali extraeuropei, spingendo parte dei traffici e delle flotte verso porti non soggetti agli stessi obblighi. «Se continuiamo ad agevolare i porti fuori dal nostro continente e a rendere più difficile arrivare in Europa, ne pagheremo le conseguenze nei prossimi decenni», ha affermato.
Rixi ha sostenuto che una tassazione ambientale sul trasporto marittimo avrebbe senso soltanto se adottata a livello globale. In caso contrario, il rischio è quello di assistere a una progressiva perdita di traffici per gli scali europei a vantaggio dei porti nordafricani, con possibili ripercussioni economiche e geopolitiche nel Mediterraneo.
Il viceministro ha inoltre ricordato come l’ETS fosse stato inizialmente concepito per favorire il rinnovo delle flotte e la transizione ecologica del settore. «Oggi è diventato un prelievo che pesa su un’economia già messa sotto pressione dall’aumento dei costi energetici e del carburante», ha dichiarato.
Medio Oriente e nuove sfide geopolitiche
Rixi ha poi affrontato il tema delle tensioni internazionali e del loro impatto sulle rotte commerciali globali. A suo avviso, il conflitto in Medio Oriente si inserisce in una fase di profonda trasformazione degli equilibri mondiali, caratterizzata dalla nascita di nuovi blocchi geopolitici e da una crescente competizione per il controllo delle principali infrastrutture logistiche.
«Si stanno creando due grandi blocchi e questo sta modificando la geopolitica mondiale», ha spiegato, citando alcuni dei punti strategici più sensibili per il commercio internazionale, tra cui Hormuz, Suez, Panama, Singapore e Taiwan.
In questo scenario, il Mediterraneo assume un ruolo sempre più centrale. Per il viceministro, l’Europa dovrebbe rafforzare il dialogo con le sponde meridionali del bacino e tornare a guardare con maggiore attenzione al Nord Africa e al Medio Oriente.
«L’Europa si è chiusa all’interno delle proprie frontiere per troppo tempo», ha affermato. «Se non siamo presenti noi, ci sarà qualcun altro». Da qui l’invito a una politica estera ed economica più proiettata verso il Mediterraneo, con l’obiettivo di costruire relazioni commerciali stabili e favorire la crescita di mercati comuni.
Per Rixi, l’Italia può e deve svolgere un ruolo attivo in questo processo, sfruttando la propria posizione geografica e la tradizionale vocazione marittima per rafforzare i legami economici e strategici con i Paesi dell’area mediterranea.
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