Risanamento Amt, possibile aumento dei biglietti a partire dal 2027
di R.C.
Possibili rincari del trasporto pubblico si profilano all’orizzonte nel nuovo piano di riequilibrio economico di Amt, attualmente in fase di revisione e confronto con sindacati e istituzioni. Tra le ipotesi al vaglio compare anche un aumento del costo del biglietto ordinario a partire dai prossimi anni, inserito in diversi scenari di intervento.
Il progetto, ancora in evoluzione, prevede due opzioni principali: una ormai superata, che stimava un incremento più consistente dei finanziamenti pubblici, e una seconda più restrittiva, basata su risorse aggiuntive inferiori. Proprio quest’ultima soluzione comporterebbe interventi più severi su personale e servizi, motivo per cui è al centro delle attuali analisi tecniche. Tuttavia, nessuna decisione è stata ancora formalizzata e il Comune mantiene una posizione prudente.
Secondo l’amministrazione, la priorità resta evitare ulteriori riduzioni del servizio. L’obiettivo dichiarato è trovare un punto di equilibrio tra efficientamento interno, contenimento dei costi e tutela dell’occupazione. Tra le leve considerate figurano anche incentivi all’uscita volontaria e una revisione delle spese legate ai servizi affidati all’esterno.
Sul fronte delle tariffe, le simulazioni più recenti introducono un elemento nuovo: un aumento progressivo dei biglietti singoli. L’ipotesi prevede un rincaro del 10% nel 2027 e un ulteriore 5% nel 2029. In termini pratici, il prezzo passerebbe dagli attuali 2 euro a circa 2,20 euro, per poi salire a 2,30 euro. Si tratta di una misura mai ufficialmente inserita prima nei piani, che si affianca ai precedenti interventi su abbonamenti agevolati e promozioni tariffarie.
Nonostante ciò, l’amministrazione comunale adotta un approccio cauto. L’idea di ritoccare ancora gli abbonamenti non è al momento prioritaria, mentre eventuali aumenti dei biglietti verrebbero valutati solo se supportati da dati capaci di dimostrare un reale incremento dei ricavi. Le esperienze passate, infatti, hanno mostrato come alcune politiche tariffarie abbiano prodotto effetti contrari alle aspettative, riducendo gli introiti complessivi.
Oltre alle tariffe, il piano si basa anche su altre fonti di riequilibrio: contributi statali legati alle agevolazioni ambientali, strategie di marketing per incrementare i ricavi e una riduzione dei margini di profitto. Tuttavia, le risorse pubbliche disponibili sembrano avere un limite ben definito, rendendo inevitabile il ricorso a ulteriori misure di contenimento.
Tra queste, spiccano interventi sull’organizzazione del lavoro, come la diminuzione dello straordinario e una gestione più rigorosa delle ferie. Ma il nodo più delicato riguarda la possibile eliminazione dei servizi esternalizzati, tra cui navette, linee integrative e servizi a chiamata, che potrebbero essere completamente soppressi per ridurre i costi operativi.
Il quadro resta dunque aperto e complesso: trovare un compromesso tra sostenibilità economica, qualità del servizio e salvaguardia dei posti di lavoro rappresenta una sfida tutt’altro che semplice per il futuro del trasporto pubblico locale.
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