Riforma della governance portuale: Confetra chiede più coordinamento, efficienza e standard condivisi nei porti italiani
di Redazione
Dopo la partecipazione all’incontro presso il MIT presieduto dal Vice Ministro Rixi sul disegno di legge di riforma della governance portuale e del rilancio degli investimenti nelle infrastrutture strategiche, Confetra è intervenuta anche nell’ambito delle audizioni parlamentari avviate presso la Commissione Trasporti della Camera. Tramite il suo Vice Presidente con delega marittimo portuale Alessandro Pitto ha espresso la posizione del sistema confederale illustrando i contenuti del documento comune elaborato come contributo al disegno di legge approvato lo scorso dicembre dal Consiglio dei Ministri e approdato in Parlamento nei giorni scorsi in una versione rivisitata.
Tra i temi centrali del documento Confetra pone l’attenzione sul rafforzamento della governance centrale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a cui dovrebbero essere attribuiti chiari poteri di indirizzo, controllo e coordinamento e sulle relazioni tra la nuova Porti d’Italia S.p.A. e le Autorità di Sistema Portuale (AdSP).
“È necessario un coordinamento efficace tra i soggetti coinvolti, evitando sovrapposizioni operative e appesantimenti procedurali” sottolinea Pitto, evidenziando la necessità che la nuova società Porti d’Italia S.p.A. rivesta un ruolo complementare e svolga funzioni nuove e differenti rispetto a quelle oggi svolte dalle AdSP, che costituiscono un presidio operativo essenziale sui territori, sia per la gestione dei traffici sia per la funzionalità quotidiana dei servizi.
“Dovrà essere altresì garantito che il riequilibrio di risorse fra Porti d’Italia S.p.A. e AdSP non si traduca in un possibile incremento dei costi per gli utenti portuali”, che andrebbe a detrimento della competitività della filiera logistica e del sistema Paese, con impatti anche sui territori più vulnerabili, come le isole.
Per Confetra una priorità da prevedere nel disegno di legge di riforma è l’obbligo per le AdSP di introdurre la Carta dei Servizi che definisca standard di qualità chiari e misurabili, sulla falsariga di quanto sta avvenendo nel trasporto aereo. “Uno strumento fondamentale – spiega Pitto – non solo per monitorare e migliorare le performance operative dei porti, affrontando inefficienze e congestioni ma soprattutto un fattore strategico di armonizzazione e di coesione del sistema nazionale portuale. L’adozione in ciascun porto della Carta dei Servizi, con un monitoraggio a livello centrale, permetterebbe di misurare l’efficienza dei servizi che rendono attrattivo un porto a livello qualitativo, sia per quanto riguarda i tempi di imbarco e sbarco sia in merito alla velocità e all’efficienza dei controlli sanitari, fitosanitari, veterinari oltre ai controlli doganali. Infatti la definizione di standard di qualità omogenei e la misurazione comparabile delle performance consentirebbero di diffondere le migliori pratiche nazionali, ridurre l’asimmetria fra i porti e rafforzare l’attrattività complessiva del Sistema Italia con benefici concreti in termini di efficienza, competitività e integrazione della filiera.”
Per Confetra l’obiettivo di miglioramento continuo delle performance operative dei porti deve essere una priorità per questa riforma. Lo si evince anche dagli ultimi dati pubblicati dalla Banca Mondiale nel “The Container Port Performance Index 2025” dove il porto di Vado Ligure si colloca al 51esimo posto della lista quale primo porto container italiano più performante.
“Resta infine da affrontare il tema del reale coinvolgimento degli operatori portuali – conclude Pitto – che oggi hanno un ruolo solo consultivo. È necessaria una revisione dell’Organismo di partenariato della Risorsa Mare per assicurare una partecipazione più incisiva nelle fasi di pianificazione strategica, a partire dal Piano Regolatore Portuale e dal Piano Operativo Triennale”.
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