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Rianimazione del Galliera: "Ecco come funziona l'assistenza respiratoria avanzata"

di Marco Innocenti

Il direttore Marco Lattuada: "Impegnativo gestire stanchezza e tristezza"

Angeli o eroi moderni: medici, infermieri e volontari sono stati definiti in molti modi nel corso delle settimane di quest'emergenza coronavirus ma per chi non vive la quotidianità del lavoro in ospedale, a volte, può essere molto difficile comprendere la realtà della situazione, specialmente nei reparti a maggior intensità di cura, come quello di rianimazione dell'ospedale Galliera.  

“I protocolli che vengono messi in atto sono differenti - ci spiega Marco Lattuada, direttore del reparto - Il paziente può arrivare già addormentato e intubato, perché qui si parla di assistenza respiratoria avanzata: quando uno non respira più da solo, lo aiutiamo con le macchine. C’è un network con tutti i primari di anestesia e rianimazione della Liguria in modo che, chi ha un posto, lo mette a disposizione. Cosa significa? Che devi avere un reparto di terapia intensiva adeguato e con apparecchiature adeguate che possano seguirti per tutto il decorso della malattia. Se arrivi con difficoltà respiratoria, o un criterio tra tosse, febbre sopra i 37.5 e difficoltà respiratorie sei un sospetto covid positivo. A quel punto attiviamo un percorso dedicato e si procede con l’anestesia generale e l’assistenza respiratoria seguendo tutte le linee guida. Difficile parlare di tempistica, perché si parla di una malattia che non conosciamo e quindi non ne sappiamo prevede i tempi di sviluppo”.

"Differente è invece la ventilazione non invasiva - spiega Lattuada - quella con i caschi per intenderci. Viene messa in atto per i pazienti che riescono ancora a respirare da soli, magari solo aiutati con l’immissione di ossigeno. Ci vogliono anche in questo caso reparti e competenze dedicati perché sono situazioni in cui si disperde sicuramente di più il virus rispetto all’intubazione. Abbiamo visto tutti sui vari social le immagini di questi casi, che sono il pre rispetto alla situazione che descrivevo prima".

"Il grosso lavoro, come direttore, è gestire il clima - conclude Lattuada - Serve attutire il malanimo o la tristezza, perché vi assicuro che qua tira una brutta aria. Io farei un monumento a tutti i miei colleghi medici e infermieri che stanno lavorando con ritmi molto serrati. Non vi posso invitare a vedere com’è ma è meglio che restiate fuori".