Regione Liguria non esclude azione civile autonoma su voto di scambio alle regionali 2020

di Claudio Baffico

3 min, 27 sec
Regione Liguria non esclude azione civile autonoma su voto di scambio alle regionali 2020

A Genova, la Regione Liguria ha deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento sul presunto voto di scambio legato alle elezioni regionali del 2020. La motivazione, illustrata in aula dall’assessore Alessio Piana, riguarda la volontà di evitare i costi per l’affidamento di un incarico a un avvocato penalista esterno. L’ente, tuttavia, non esclude di promuovere un’azione civile autonoma per il risarcimento dei danni qualora si arrivi a una condanna.

La spiegazione è arrivata in risposta alle interrogazioni dei consiglieri Stefano Giordano (M5S) e Selena Candia (AVS), che hanno chiesto chiarimenti dopo la scelta del Ministero della Giustizia di costituirsi parte civile avanzando una richiesta di 5 milioni di euro per danno morale e d’immagine.

 

Il procedimento rappresenta uno dei filoni della maxi indagine che ha coinvolto anche l’ex presidente ligure Giovanni Toti, la cui posizione si è chiusa con un patteggiamento. Tra i 18 imputati figurano, tra gli altri, l’ex capo di gabinetto Matteo Cozzani, l’ex segretario dell’Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Piacenza, i fratelli Maurizio e Arturo Angelo Testa, l’ex consigliere regionale Stefano Anzalone e l’ex consigliere comunale Umberto Lo Grasso. Per alcuni indagati la Procura contesta anche l’aggravante mafiosa.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe il presunto convogliamento dei voti della comunità riesina verso la lista Cambiamo con Toti Presidente e tre candidati.

 

Secondo quanto riferito da Piana, la Giunta avrebbe effettuato le necessarie valutazioni tecniche, optando per una strategia ritenuta “più efficace” nella tutela dell’ente. La scelta di non entrare nel processo penale come parte civile sarebbe legata anche alla mancanza, all’interno dell’Avvocatura regionale, di professionalità con specifica competenza penalistica.

L’assessore ha sottolineato che la mancata costituzione non impedisce in alcun modo di chiedere successivamente il risarcimento in sede civile. Anzi, ha spiegato, un autonomo giudizio civile sarebbe comunque necessario per quantificare l’eventuale danno, spesso rimesso dal giudice penale alla giurisdizione civile. La decisione, ha ribadito, punta a evitare spese prolungate nei due possibili gradi di giudizio, senza rinunciare alle pretese risarcitorie.

 

Durissima la replica di Giordano, che parla di “arrampicata sugli specchi” e accusa la maggioranza di attendismo politico. Secondo il consigliere, la Regione dispone già di un’Avvocatura interna e non avrebbe quindi necessità di ricorrere a professionisti esterni. Inoltre, sostiene, un’azione civile ordinaria comporterebbe costi superiori rispetto alla costituzione di parte civile nel processo penale, che prevede spese contenute.

Giordano evidenzia anche un profilo giuridico: la costituzione di parte civile sarebbe possibile perfino in caso di patteggiamento, consentendo il riconoscimento delle spese e l’affermazione formale della posizione di soggetto danneggiato. In caso di rito abbreviato, potrebbe essere riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva. Per l’esponente M5S, la scelta della Giunta non sarebbe tecnica ma politica, e dimostrerebbe la volontà di non prendere le distanze dal cosiddetto “totismo”.

Sulla stessa linea Selena Candia, che accusa l’esecutivo guidato da Marco Bucci di continuità con la precedente amministrazione. Secondo la capogruppo di AVS, attendere un’eventuale condanna non sarebbe sufficiente: la Regione dovrebbe partecipare al processo per tutelare le istituzioni democratiche e l’immagine del territorio, compromessa dalle accuse di compravendita elettorale con presunte agevolazioni mafiose.

 

Anche i consiglieri del Partito Democratico, Simone D’Angelo ed Enrico Ioculano, definiscono “inaccettabili” le spiegazioni fornite in aula. Contestano l’argomento del risparmio economico e richiamano l’articolo 19 della legge regionale n. 7 del 2012, che prevede l’obbligo per la Regione di costituirsi parte civile nei processi per reati di mafia e criminalità organizzata.

Per questo motivo hanno chiesto che il presidente Bucci e la Giunta riferiscano in Commissione Antimafia, chiarendo le ragioni della scelta. A loro avviso, di fronte a fatti di tale gravità, la Regione avrebbe il dovere istituzionale di affermare con decisione la propria posizione nella lotta alla criminalità, anche attraverso la costituzione nel processo penale.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.