Radar - Le criticità del trasporto merci

di R.C.

Le tensioni geopolitiche stanno aggravando la fragilità delle catene logistiche globali, causando ritardi, aumento dei costi e forti criticità per l’Italia, in particolare nelle aree insulari come la Sardegna.

Il sistema globale dei trasporti sta attraversando una nuova fase di forte instabilità. Durante la trasmissione Radar, il focus si è concentrato sulle conseguenze delle tensioni geopolitiche sulle catene logistiche internazionali, con uno sguardo particolare all’Italia e alle criticità delle aree insulari come la Sardegna.

A introdurre il tema è stato il conduttore Roberto Rasia, sottolineando come la crisi attuale non riguardi solo gli equilibri politici, ma abbia effetti immediati sulla vita quotidiana e sull’economia reale. Il trasporto delle merci, via mare e via aerea, è oggi uno dei settori più colpiti.

Un sistema già fragile messo alla prova

Secondo Alessandro Pitto, presidente nazionale di Fedespedi, il mondo della logistica sta vivendo una sorta di “sfinimento” dopo anni di crisi consecutive, dalla pandemia al blocco del Canale di Suez fino ai conflitti più recenti. La reazione iniziale è stata di smarrimento, ma il settore ha comunque cercato di adattarsi rapidamente, mettendo al primo posto la sicurezza di equipaggi e merci.

Il punto più critico riguarda oggi le rotte internazionali. Se negli ultimi anni l’attenzione era concentrata sul Canale di Suez, ora il baricentro si è spostato sullo stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico e commerciale. In quell’area transitano ogni mese migliaia di navi, tra cui petroliere e portacontainer, e il blocco o il rallentamento delle rotte ha effetti immediati su gas, petrolio e merci.

Molte navi risultano ferme o in attesa di accedere a porti sicuri, con carichi che vanno dall’energia alle merci del made in Italy destinate ai mercati del Golfo. La situazione genera un effetto a catena: ritardi, aumento dei costi e difficoltà nel garantire le consegne.

Impatti anche sul trasporto aereo

Le tensioni non si limitano al mare. La chiusura di ampie porzioni di spazio aereo ha ridotto drasticamente le rotte disponibili tra Europa e Asia, creando congestione e ritardi negli aeroporti. Hub fondamentali come Dubai, crocevia globale del traffico internazionale, assumono un ruolo ancora più centrale ma anche più critico.

Il risultato è un aumento vertiginoso dei costi: voli cargo e passeggeri su tratte intercontinentali registrano prezzi molto elevati, segno di un’offerta ridotta a fronte di una domanda invariata o crescente.

Le ricadute sull’economia e sulle imprese

Le conseguenze di questa instabilità si riflettono direttamente sull’economia. Le merci bloccate devono essere reindirizzate, spesso via terra, ma si tratta di operazioni complesse che coinvolgono centinaia di migliaia di container.

Inoltre, l’incertezza sui tempi di consegna e l’aumento dei costi energetici e logistici rischiano di incidere su tutta la filiera produttiva. L’Italia, ad esempio, dipende in parte dalle forniture energetiche provenienti proprio dalle aree interessate dalla crisi.

Il caso Sardegna: isolamento e costi crescenti

Accanto allo scenario globale, la trasmissione ha approfondito la situazione della Sardegna, che vive una condizione strutturale di svantaggio legata all’insularità.

Massimiliano Manca, esperto di logistica, ha evidenziato come il sistema dei trasporti sardi soffra di una mancanza di affidabilità, soprattutto nel trasporto marittimo. Le aziende non hanno certezze sui tempi di imbarco e consegna, con conseguenze pesanti sull’organizzazione e sui costi.

Il problema si accentua nei periodi di alta stagione, quando le navi privilegiano il trasporto dei passeggeri rispetto alle merci, rendendo ancora più difficile garantire continuità alle catene logistiche.

A questo si aggiungono i costi crescenti legati alla normativa europea ETS sulle emissioni, che comporta rincari significativi per il trasporto marittimo. Secondo Carlo Marongio, presidente di Fedespedi Sardegna, questi costi vengono inevitabilmente trasferiti sulle imprese e sui consumatori, aggravando una situazione già complessa.

Il confronto con altri modelli europei

Nel dibattito è emerso anche il confronto con altri modelli europei. In Grecia e in Corsica, ad esempio, esistono sistemi di compensazione economica per mitigare gli effetti dell’insularità, riconosciuta come svantaggio strutturale.

In Italia, nonostante il principio sia previsto dalla Costituzione, tali misure risultano ancora insufficienti. Il rischio, secondo gli operatori, è che le imprese sarde non riescano a competere con quelle del continente, a causa di costi logistici più elevati e servizi meno efficienti.

Carenza di autisti e difficoltà del settore

Un ulteriore elemento critico riguarda il settore dell’autotrasporto. La difficoltà nel reperire nuovi autisti, anche a causa degli alti costi per ottenere le patenti, si somma alle problematiche già esistenti.

Le imprese chiedono maggiore supporto, sia in termini di formazione sia di incentivi, per garantire il ricambio generazionale e la sicurezza sulle strade. Anche il processo di transizione ecologica, pur necessario, rischia di mettere in difficoltà le aziende se non accompagnato da tempi e risorse adeguate.

Un sistema da rafforzare

In chiusura, Alessandro Pitto ha sottolineato come il settore della logistica sia sempre più esposto a crisi imprevedibili. Dalla pandemia ai conflitti, ogni evento ha dimostrato la fragilità delle catene globali.

Per questo, secondo Pitto, è fondamentale investire in infrastrutture e rendere il sistema più resiliente, sia a livello nazionale sia europeo. Solo così sarà possibile affrontare future emergenze senza compromettere l’economia e la vita quotidiana dei cittadini.

Una sfida aperta

La situazione attuale evidenzia un dato ormai evidente: la logistica non è un tema tecnico per addetti ai lavori, ma un elemento centrale per il funzionamento dell’economia globale.

Le tensioni geopolitiche, sommate alle criticità locali, rischiano di produrre effetti amplificati. E senza interventi strutturali, il rischio è che le difficoltà di oggi diventino la normalità di domani.

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