Radar - come sta l'economia genovese? - I temi caldi sulla politica parte 2

di R.C.

La cantieristica navale traina la crescita economica genovese, sostenendo anche manifattura e occupazione. Restano però criticità legate a infrastrutture carenti, rallentamenti nella logistica e incertezze sul dopo-PNRR.

La cantieristica navale si conferma uno dei motori principali dell’economia genovese. Nel secondo semestre 2025 il settore ha registrato una crescita significativa, trainando con sé anche la manifattura e la metalmeccanica. Secondo il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, il comparto vive un momento particolarmente favorevole grazie a un forte portafoglio ordini, tra nuove costruzioni, riparazioni e refitting, e alla valorizzazione delle competenze locali.

Questa crescita si riflette anche nella filiera: molte aziende un tempo piccole si sono trasformate in realtà strutturate e competitive a livello globale. Oggi, infatti, il mercato di riferimento non è più solo il porto di Genova ma il mondo intero. Ferrari sottolinea come sia centrale l’internazionalizzazione delle imprese e la loro capacità di crescere e aggregarsi, rispondendo a una domanda in continua espansione.

Non mancano però segnali di rallentamento in altri settori strategici, come logistica e trasporti. In questo caso, uno dei principali fattori critici è rappresentato dalle infrastrutture. La Liguria attraversa una fase complessa, con cantieri autostradali destinati a durare anni, conseguenza di una lunga mancanza di manutenzione. Questo comporta disagi e rallentamenti, rendendo evidente come la carenza infrastrutturale sia oggi uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico.

Sul fronte industriale resta aperto il tema della siderurgia. Ferrari esclude l’ipotesi di abbandonare l’acciaio, ritenuto un settore strategico, ma sottolinea la necessità di un piano industriale chiaro. L’obiettivo è mantenere e rilanciare la produzione tra Genova e Novi Ligure, aumentando occupazione e competitività, anche attraverso forniture alternative e una visione più autonoma rispetto ad altri poli come Taranto. Allo stesso tempo, si propone di utilizzare parte delle aree disponibili per sviluppare nuova industria e creare ulteriori opportunità occupazionali.

Un altro nodo cruciale riguarda il PNRR. Se da un lato ha rappresentato una spinta decisiva alla crescita, dall’altro emergono criticità legate ai tempi di attuazione. Molte gare sono state assegnate tardi, rendendo difficile completare i lavori entro le scadenze previste. Il rischio, secondo Ferrari, è quello di realizzare interventi in fretta e in modo inefficiente pur di rispettare le deadline, con possibili sprechi di risorse. Inoltre, resta l’incognita sul futuro: terminati i fondi, bisognerà capire se gli investimenti continueranno o subiranno una brusca frenata.

Infine, Ferrari evidenzia il ruolo di Confindustria come rete di supporto alle imprese e luogo di confronto, con particolare attenzione ai giovani. Il gruppo giovani è in crescita e rappresenta una risorsa importante per portare nuove idee, soprattutto sul piano della comunicazione. La sfida, infatti, non è solo fare bene, ma anche saper raccontare e valorizzare ciò che si realizza, rendendo visibile il contributo del sistema industriale al territorio.

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