Radar - 10 domande a Stefano Balleari

di R.C.

Dalla differenza tra Comune e Regione, fino al rapporto con opposizioni e cittadini, emerge la visione di un amministratore attento a equilibrio istituzionale e responsabilità pubblica. Tra polemiche, bilanci personali e dinamiche di partito.

Qual è la differenza tra il lavoro in Comune e quello in Regione?
Sono due istituzioni molto diverse. Il lavoro in Comune è molto stimolante perché c’è un contatto diretto con le persone e con i problemi quotidiani, piccoli e grandi. Le piccole cose incidono molto sulla vita dei cittadini: un attraversamento più vicino, i cassonetti in una posizione diversa possono cambiare la qualità della vita.

Il Comune permette di vivere la città a tutto tondo e avere contatti diretti con i cittadini. In Regione è diverso: è un’assemblea legislativa, si fanno leggi che incidono su tutta la Liguria, ma il contatto diretto con le persone è meno immediato. Per questo cerco comunque di mantenere un dialogo costante con i cittadini per capire priorità e problemi reali.

Come sono i suoi rapporti con le opposizioni? C’è qualche consigliere più “birichino” degli altri?
I rapporti personali fuori dall’aula sono ottimi con tutti, maggioranza e opposizione. Anche in aula cerco di mantenere equilibrio ed equidistanza, dando la parola e garantendo toni corretti, perché è una cosa a cui tengo molto.

Siamo anche in diretta televisiva e in streaming, quindi dobbiamo dare un’immagine adeguata delle istituzioni. Cerco sempre di intervenire quando i toni si alzano per riportare ordine e rispetto.

Sulle recenti polemiche legate a un suo intervento durante un evento scolastico sul tema del referendum, perché ha preso quella posizione?
Ero a una manifestazione sulla legalità e sicurezza dedicata a Falcone e Borsellino. L’argomento referendum non era previsto in programma.

Durante l’evento è intervenuto il fratello di Paolo Borsellino parlando per alcuni minuti di referendum e invitando a votare no. Ho ritenuto quell’uscita inopportuna perché fuori tema e soprattutto non adatta a una platea di studenti non preparati su quel contenuto, senza un confronto tra posizioni diverse.

Qual è il momento di cui è più orgoglioso del suo mandato?
Il giorno della mia elezione è paragonabile a quello della mia nomina a vicesindaco nel 2017. È un grande orgoglio personale e familiare.

Avrei voluto che fossero presenti anche i miei genitori e la mia famiglia. Sono incarichi che mi onorano profondamente e ogni volta che mi siedo su quella sedia sento la responsabilità di rappresentare tutti i cittadini della Liguria.

C’è qualcosa che oggi considera un errore o che rifarebbe diversamente?
Credo di aver commesso qualche errore, come è normale, ma non sono cose che mi tolgono il sonno. Non ho particolari rimpianti o cose gravi da recriminare.

Fratelli d’Italia in Liguria ha vissuto fasi interne anche complesse. Come le interpreta?
Il partito è sempre in crescita. Le fasi di tensione interne sono state superate.

Chi veniva definito “democristiano di Fratelli d’Italia” ha ormai trovato una sintesi nella linea di Giorgia Meloni, che è quella che portiamo avanti. Le difficoltà sono legate anche a dinamiche di ruoli e aspettative, ma il punto fermo è che il partito non è un mezzo per ottenere incarichi, ma un percorso politico.

Con la nuova classe dirigente i rapporti sono ottimi e di collaborazione.

Ultima domanda: in futuro resterà Presidente del Consiglio regionale o potrebbe andare in Europa come eurodeputato?
Il ruolo che ho adesso mi piace molto e sono soddisfatto del percorso fatto. Sono stato eletto per rappresentare i cittadini in Consiglio regionale e sono contento di questo incarico.

Sono un uomo di partito e resto a disposizione. Quando e se si apriranno nuove opportunità ne parlerò con il partito, ma oggi il mio impegno è qui, nel rafforzare il ruolo del Consiglio regionale.

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