Presunti fondi a Hamas, ministro Piantedosi: Genova centro dell'organizzazione, 7 milioni finiti ai terroristi
di R.S.
"Sottovalutate iniziative propagandistiche che hanno visto Hannoun ergersi a paladino dei diritti umani e talvolta ingiuriare le nostre istituzioni"
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha illustrato oggi alla Camera i risultati delle indagini sulla rete di Mohammad Hannoun, cittadino giordano residente da anni a Genova e figura di riferimento dell’associazionismo filopalestinese in Italia, ritenuto il capo della cellula italiana di Hamas.
Secondo quanto emerso dall’attività investigativa condotta da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura distrettuale di Genova su impulso della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Hannoun era dedito al coordinamento su larga scala della raccolta di fondi destinati ad Hamas. Tramite strutture fittizie create per eludere i controlli bancari, la rete ha trasferito oltre 7 milioni di euro a esponenti dell’organizzazione terroristica.
“Il 27 dicembre lo Stato ha colpito questa rete terroristica operante sul nostro territorio”, ha spiegato Piantedosi. Nell’ambito dell’inchiesta sono stati eseguiti provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di nove persone, due delle quali risultano tuttora irreperibili, e sequestrati beni per oltre 8 milioni di euro. Finora sono state effettuate 17 perquisizioni tra Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio.
Il ministro ha sottolineato come dietro il linguaggio dell’umanitarismo e della religiosità si celasse un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo: “Attività che, dietro il paravento di iniziative a favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas”.
È un dato, ha sottolineato Piantedosi, "su cui richiamo l'attenzione soprattutto di chi, in alcune occasioni, ha manifestato vicinanza acritica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nell'indagine, sottovalutando, magari in buonafede, la delicatezza e la complessità di contesti che si muovono in un'area non sempre netta tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi. Va evidenziata l'eccellente qualità dei nostri apparati investigativi e di intelligence nel campo della prevenzione del terrorismo, grazie a competenze solide e di grande professionalità". "Libertà e sicurezza sono diritti sui quali dobbiamo unirci tutti, responsabilmente, in azioni e comportamenti che mettano al bando ogni forma di violenza, anche verbale, e che ci consentano di individuare le insidie, anche le più subdole, portate da chi agisce per minare le basi della nostra convivenza democratica. Contraria a questo auspicio è di certo la sottovalutazione di iniziative propagandistiche che hanno visto l'Hannoun ergersi a paladino dei diritti umani, essere invitato in sedi istituzionali e, in alcune occasioni pubbliche, arrivare a rivolgere espressioni ingiuriose nei confronti delle massime Istituzioni della nostra Repubblica".
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