Porto di Spezia: primo maxi-bando di gara per il dragaggio di terzo bacino e canale di accesso dello scalo
di Redazione
A due mesi dall’annuncio, l’Autorità di sistema portuale di La Spezia ha pubblicato il primo maxi-bando di gara per il dragaggio del Terzo Bacino e del canale di accesso del porto.
Formalmente si tratta di un “accordo quadro” biennale, poiché l’appalto, del valore complessivo di 68,5 milioni di euro, è stato suddiviso in due lotti, da eseguire in momenti diversi per motivi di finanziamento. Secondo la relazione di progetto, il primo lotto, definito “lavori principali”, è immediatamente cantierabile con le risorse attualmente disponibili e prevede il dragaggio di circa 300.000 metri cubi di sedimenti; il secondo lotto, considerato “lavori opzionali”, completerà il progetto con ulteriori 560.000 metri cubi alle stesse condizioni contrattuali.
Il primo lotto riguarda il dragaggio di aree del Terzo Bacino esterne alle zone soggette alle bonifiche del molo Fornelli Est, con gestione dei sedimenti destinata principalmente ai cassoni della nuova diga foranea di Genova (circa 280.000 mc) e in parte a impianti di smaltimento (circa 22.000 mc). Il secondo lotto porterà la profondità fino a -15 metri, con i fanghi distribuiti tra i cassoni della diga (circa 192.000 mc), impianti di smaltimento o recupero (circa 103.000 mc) e conferimento a mare (circa 263.000 mc).
Le offerte possono essere presentate fino al 2 aprile e il cronoprogramma prevede sei mesi di lavori per il primo lotto. Va sottolineato come gli elaborati progettuali allegati al bando siano antecedenti ai pareri vincolanti rilasciati a fine 2025 da Regione Liguria e Arpal, che richiedevano integrazioni o modifiche obbligatorie. Al momento, l’Adsp non ha chiarito come siano state recepite tali indicazioni degli organi di controllo.
Per quanto riguarda la nuova diga di Genova, pochi giorni fa l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del CNR ha giudicato “carente e non sufficiente” la documentazione depositata dall’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale all’inizio dell’anno presso il Mase, necessaria per verificare il rispetto delle condizioni ambientali imposte nel 2022.
Il CNR aveva segnalato il rischio sismico legato alla vicinanza di due canyon sottomarini, ritenuti in regressione, e richiesto un’analisi più approfondita. La documentazione disponibile non permetteva di escludere problemi relativi alla regressione dei canyon e altre criticità geologiche, in quanto mancava uno studio dettagliato dell’assetto geomorfologico dei fondali e dei processi morfo-sedimentari in corso tra le testate dei canyon e l’infrastruttura in costruzione. Resta da vedere se l’Adsp del Mar Ligure occidentale fornirà alla Commissione VIA l’integrazione della documentazione richiesta dal CNR.
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