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Ponte Morandi, i periti del gip: "Il crollo fu causato dalla corrosione del tirante della Pila 9"

di Redazione

Una relazione di 500 pagine: "Controlli e un'adeguata manutenzione, con elevata probabilità, avrebbero evitato il crollo"

La causa scatenante del crollo del ponte Morandi fu "il fenomeno di corrosione a cui è stata soggetta la parte superiore del tirante Sud lato Genova della pila 9". Lo scrivono i periti del gip Angela Nutini nella relazione di circa 500 pagine, redatta nell'ambito del secondo incidente probatorio, rispondendo ai 40 quesiti posti dalla procura.

"Tale processo di corrosione - aggiungono - è cominciato sin dai primi anni di vita del ponte ed è progredito senza arrestarsi fino al momento del crollo determinando una inaccettabile riduzione dell'area della sezione resistente dei trefoli che costituivano l'anima dei tiranti, elementi essenziali per la stabilità dell'opera".

Oltre alla corrosione, a determinare il crollo sono stati anche "i controlli e le manutenzioni che se fossero stati eseguiti correttamente, con elevata probabilità avrebbero impedito il verificarsi dell'evento. La mancanza - proseguono i periti - e/o l'inadeguatezza dei controlli e delle conseguenti azioni correttive costituiscono gli anelli deboli del sistema; se essi, laddove mancanti, fossero stati eseguiti e, laddove eseguiti, lo fossero stati correttamente, avrebbero interrotto la catena causale e l'evento non si sarebbe verificato".

Altre cause, sempre secondo i periti sono le "carenze progettuali", le "mancanze di specifiche tecniche adeguate sulle guaine dei cavi e sulle modalità di iniezione", "difetti costruttivi in fase di realizzazione", "carenze di controlli in fase di costruzione da parte della direzione dei lavori e della commissione di collaudo" scrivono i periti. E, ancora, gli esperti hanno riscontrato una "mancata esecuzione di indagini specifiche necessarie per verificare lo stato dei trefoli dei gruppi primari così come raccomandato dal 1985" e "assenza di interventi di restauro e riparazione che avrebbero dovuto essere eseguiti nel tempo per riparare il tirante difettoso".

"I cavi secondari - concludono i periti - presentavano un grado di corrosione più generalizzato ed ancora più elevato risultando interessati da gravi difetti di iniezione determinati anche dalla inadeguatezza delle guaine metalliche. Si evince come lo stato di manutenzione e di conservazione della parte del viadotto crollato abbia avuto diretta e conclamata influenza sul crollo".