Ponte Morandi, i commercianti: "Siamo in piedi grazie ai contributi di Autostrade"
di Fabio Canessa
2 min, 2 sec
Sei negozi hanno chiuso per sempre. Bucci chiede la terza tranche ma pesa la partita concessioni
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"Chiediamo una boccata d'ossigeno, e che Autostrade venga spinta a intervenire una terza volta. A torto o a ragione, chi è rimasto in piedi lo ha fatto grazie ai loro contributi". A quasi un anno dal crollo di Ponte Morandi non si spegne il grido d'allarme dei commercianti della zona arancione, Certosa e Sampierdarena. Nel frattempo sei negozi hanno chiuso i battenti in maniera definitiva, come riferisce il vicepresidente del municipio, Fabio Carletti.
E così la chiave di volta potrebbe essere Autostrade. Che alle imprese ha già elargito, in base ai mancati guadagni dichiarati contributi in due tranche, da un minimo di 7mila a un massimo di 85mila euro totali per ogni impresa, da moltiplicare per circa 350 aziende risarcite. La struttura commissariale si è già mossa per sollecitare un terzo intervento, ma al momento ha ottenuto solo una flebile apertura. D'altra parte, Autostrade sarebbe anche ben disposta a intervenire per tentare di farsi 'scalare' eventuali risarcimenti in sede processuale.
Spiega Pietro Piciocchi, delegato ai rapporti tra Comune e struttura commissariale: "Circa un mese fa abbiamo inviato una lettera firmata da Bucci, c'è un'interlocuzione intensa. La scorsa settimana io stesso sono stato a Roma, nei prossimi giorni credo che sarà sciolta questa riserva". Chiaro che sulla vicenda pesa la partita delle concessioni, con l'incertezza legata alla procedura di revoca e alle implicazioni del matrimonio Atlantia-Alitalia. "Ovviamente questa situazione non giova, ma è un'opinione personale", chiosa l'assessore.
"Gli strumenti messi in campo - spiega Carletti a margine di una commissione consiliare a Palazzo Tursi dove è stato fatto il punto sugli indennizzi - hanno aiutato poco o nulla, gli articoli del Decreto Genova sarebbero da rivedere o integrare. I rimborsi riguardano solo poche tipologie di attività".
In particolare, come osservato anche dai comitati, i risarcimenti che tengono conto del mancato fatturato si riferiscono a un periodo di 45 giorni, troppo breve per dare effettivo ristoro. E ancora: i contributi 'una tantum' escludono le imprese che hanno deciso di non chiudere nei giorni dopo il crollo, e gli sgravi fiscali previsti dalla zona franca urbana (fino a 200mila euro) non sono ancora operativi. Numerose domande, inoltre, riguardano imprese molto distanti dall'ex viadotto Morandi, e vengono trattate allo stesso modo della zona arancione.
"Bisogna muoversi in tempi strettissimi - conclude Carletti - perché i tempi della politica non coincidono con quelli del commercio. Di sicuro, senza gli aiuti di Autostrade, oggi le chiusure non sarebbero sei ma sessanta".
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